Il Tirreno

Livorno

Esodati, una grazia beffa «Per un anno niente soldi»

di Ludovica Monarca
Esodati, una grazia beffa «Per un anno niente soldi»

La storia di Domenico Amato, “salvaguardato” Inps: «Per soli 20 giorni non potrò avere il sussidio, la mobilità è scaduta a giugno e andrò in pensione a luglio 2014»

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LIVORNO. «Ho lavorato per una vita, sono un cittadino onesto e non merito di essere dimenticato dalle istituzioni che ho sempre rispettato».

Venti giorni: poco più di due settimane, meno di un mese. Ecco il periodo di tempo che ha negato a Domenico Amato, esodato ex operaio Delphi, la possibilità di accedere al sussidio della Regione Toscana stanziato per garantire la proroga della mobilità in attesa di poter finalmente percepire una pensione, «e così, dopo più di tre anni di mobilità ordinaria a 694 euro al mese, dovrò restare senza reddito per un anno visto che la mobilità è scaduta lo scorso giugno e riceverò la pensione il primo luglio 2014. Il sussidio della Regione viene stanziato nel caso di un vuoto di dodici mesi: il mio è di un anno e venti giorni. Solo venti giorni».

Domenico, classe 1957, guarda dritto negli occhi mentre racconta la sua storia, nonostante le difficoltà, nonostante l’incertezza, rimane sicuro, nessun momento di commozione: «La Fornero ha fatto piangere noi esodati, altro che se stessa. Ma adesso è il momento di dire basta: per questo sono qui, voglio metterci la faccia e far conoscere la mia storia. Ormai ho perso tutto e di certo non sono io quello che deve vergognarsi di qualcosa».

Domenico nasce in provincia di Caserta, ma a soli sei anni si trasferisce a Livorno insieme ai genitori. «Ho iniziato a lavorare subito dopo la scuola dell’obbligo – racconta – Ho fatto di tutto per alcuni anni elettrauto, muratore, commesso, poi nel 1977 sono stato assunto come operaio alla Delphi, allora Spica». Una vita fatta di duro lavoro, ma che sembrava ormai indirizzata su un binario sicuro. Domenico cresce, si sposa, ha una figlia. Poi nel 2006 tutto crolla. È l’anno della più grande crisi della Toscana fino a quel momento, via mail arriva il licenziamento di 400 dipendenti Delphi, tra cui, Domenico.

«Quando perdi il lavoro, perdi tutto. Inizia la cassa integrazione e la tua vita cambia da un giorno all’altro. Sono scivolato in un momento buio, complicatissimo e nel 2008 mi sono anche separato da mia moglie». Nel dicembre 2009 arriva l’accordo siglato in Confindustria tra azienda e sindacati per la mobilità ordinaria di tre anni che inizia a dicembre.

«Facendo il calcolo dei miei contributi ho scoperto che mi sarebbero mancati 4 mesi per arrivare alla pensione – spiega Domenico – Ho avuto fortuna, e sono riuscito a trovare lavoro per cinque mesi in una ditta bloccando per quel periodo, come previsto dalle normative, la mobilità per poi proseguire fino alla sua scadenza». Sono anni ancora più difficili: «La riforma Fornero ha cambiato le carte in tavola, non riuscivo a capire se avrei mai visto la mia pensione, in più ho dovuto vivere con 600 euro al mese o poco più».

Poi la “grazia”: l’Inps gli comunica formalmente a gennaio di quest’anno che, da esodato, è passato nelle fila dei “salvaguardati”, ovvero di coloro che rientrano nelle quote previste e che riceverà la pensione. «Quel giorno mi è sembrato di toccare il cielo con un dito. Quella parola, “salvaguardato”, mi faceva sentire sicuro». Poi la beffa: «Ho scoperto qualche mese dopo che, nonostante io abbia raggiunto gli anni di contributi necessari ad aprile 2013, avrei ricevuto la pensione solo a luglio 2014. La mobilità scadeva il giugno scorso per cui mi sono precipitato a chiedere il sussidio regionale, convinto che tutto sarebbe stato in regola». E invece no. Domenico sfora la normativa per soli venti giorni. Venti giorni che però pesano come un macigno e che lo condannano a un anno di limbo senza alcuna sorta di entrata in attesa della finestra per poter ricevere la pensione.

«Non riesco ancora a crederci. Mi hanno anche detto che la situazione sarebbe stata la stessa se avessi sforato anche di un solo giorno e la cosa mi ha fatto arrabbiare ancora di più. Ho dovuto lasciare la mia casa in affitto e ho dovuto chiedere ospitalità ad amici. Che Stato è quello che ti spinge a perdere la dignità dopo 40 anni di lavoro? Non solo, entro il 30 ottobre dovrei pagare 1700 € di tasse sul Tfr del 2009, ma come posso riuscirci senza un soldo?». È arrabbiato Domenico, ma mantiene la calma: «Le persone sono esasperate, vorrei vedere i politici vivere con 600 al mese per tre anni e poi sentirsi dire di dover andare avanti un anno senza soldi. Spero che qualcuno ascolti il mio appello, voglio mantenere un filo di speranza che qualcosa cambierà. Sono tante le persone nelle mie condizioni, purtroppo. A loro dico, fatevi avanti. Che non si dica più che il problema esodati è risolto».

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