Il Tirreno

Livorno

“A passo di danza” la vita è più divertente

di Ludovica Monarca
“A passo di danza” la vita è più divertente

La storia di Elena Torti e di come ha aperto il suo negozio a più di 40 anni «Non è facile ma le mie figlie mi hanno sostenuto e spronato: ora sono felice»

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LIVORNO. «Prima di aprire questo negozio ho attraversato dei veri momenti di tristezza, ma ora, nonostante le difficoltà è tutto diverso».

Sorride Elena Torti, 51 anni, all’interno del suo negozio “A passo di danza” in viale del Risorgimento 56, dedicato, come dice il nome stesso, ad abbigliamenti e accessori per la danza. «Sorrido – dice – perché due anni fa quando ho aperto questo negozio è stato davvero come realizzare un sogno. Specialmente perché lanciarsi in un’attività alla soglia dei cinquant’anni è davvero un miracolo». Una donna forte e decisa, che non si è lasciata abbattere dalla difficoltà. La sua storia ci è stata segnalata da un suo cliente (che preferisce rimanere anonimo), colpito dal percorso affrontato da Elena per aprire l’attività. «Sono lusingata da questo pensiero, vorrei ringraziarlo è sempre bello sapere di essere sostenuta».

Elena si sposa presto e ha presto due bambine. «Senza alcun appoggio era difficile mandare avanti una famiglia lavorando, per cui, fino a che le mie bimbe sono state piccole ho scelto di restare a casa». Una scelta in qualche modo forzata ma che Elena non rimpiange «perché ho potuto stare vicino ai “miei amori” durante la crescita. In Italia essere madre e lavorare, senza l’appoggio della famiglia, è praticamente impossibile. Per non parlare di quello che significa cercare lavoro come donna con figli». Sì, perché quando Elena torna a cercare lavoro non riesce a trovare molto.

«Ho fatto lavoretti qua e là con contratti assurdi. Ero triste, volevo dare una mano alla mia famiglia, ma anche realizzare me stessa, le mie ambizioni, i miei sogni. Mi chiedevo perché una donna che vuole avere figli e lavorare deve per forza fare una scelta tra famiglia e “carriera”. Sentirsi dire sempre di no è frustrante».

È così che dopo tanto cercare, Elena decide di puntare su se stessa e aprire il suo negozio. «La verità? È stata mia figlia Eleonora a convincermi e insistere. Lei fa danza da tanti anni, un mondo che ho sempre amato e nel quale avevo qualche contatto visto le classi frequentata da mia figlia. Dopo un po’ di tentennamenti ho deciso di lanciarmi e ho iniziato a risparmiare per realizzare una cosa che ho sempre voluto: la mia attività».

In un paio d’anni Elena, subito dopo aver finito di pagare il mutuo per la casa, ha acceso senza paura un altro mutuo per il suo negozio. «La crisi c’è, si sente e di certo non è una passeggiata, ma quando hai un sogno il desiderio è più forte della paura. Voglio ringraziare mio marito e le mie figlie che mi sono stati supporto in tutti i sensi e anche Martina Cecchini, Sara Del Vivo, Gaia Lemmi, Roberta Ulivier, maestre di danza che mi hanno incoraggiato e aiutato».

In soli due anni Elena è riuscita a costruirsi una rete di clienti affezionati, come dimostra la lettera arrivata in redazione. «Mi piace che il mio negozio sia un posto accogliente dove le bimbe e i bimbi possono fare ciò che vogliono, come a casa loro. Ecco perché mi chiamano tutti “Tata”».

«Sono felice ribadisce Elena – ma vorrei che i politici si rendessero conto di cosa vuol dire avere il coraggio di aprire un’attività in questi anni bui per l’economia. Un salto nel vuoto fatto di sacrifici, con tasse altissime e pochi servizi. Ora, come se non bastasse arriverà anche l’aumento dell’Iva. Per non parlare della condizione delle donne nel mondo del lavoro. Io andrò avanti con tutte le mie forze, ma vorrei vedere la politica cambiare le cose, osservare davvero la realtà dei fatti».

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