«Nessun sequestro alla Cliri l’attività in azienda procede»
LIVORNO. Nessun sequestro alla Cliri (Centro livornese recupero inerti) ma l’emissione di un decreto penale di condanna per le difformità formali rispetto alle autorizzazioni rilasciate dalla...
LIVORNO. Nessun sequestro alla Cliri (Centro livornese recupero inerti) ma l’emissione di un decreto penale di condanna per le difformità formali rispetto alle autorizzazioni rilasciate dalla Provincia.
È quanto spiega il legale della società in merito alla indagini della Compagnia dei carabinieri di Livorno e del Noe di Grosseto che sabato avevano dato la notizia della presunta inchiesta che riguardava la l’azienda nella zona di Vallin Buio specificando anche che due dirigenti erano stati indagati. Lo stesso giorno, dopo aver letto la notizia sul nostro sito Internet, il presidente del consiglio di amministrazione aveva chiamato in redazione raccontandoci il suo stupore del quale abbiamo dato conto.
«Se fosse il primo di aprile - spiegava Gioachino Spedale - avrei pensato ad uno scherzo, ma essendo settembre comincio a preoccuparmi. Di questa indagine nessuno ci ha informato. Fino a venerdì quando ho lasciato l’ufficio non c’erano zone sequestrate. Nelle settimane scorse carabinieri e Arpat sono venuti come fanno sempre, ma nessuno mi ha informato di essere stato iscritto nel registro degli indagati. In ogni caso - conclude - voglio tranquillizzare tutte le persone che lavorano con noi perché la nostra attività procede regolarmente».
Dopo aver dato mandato al proprio legale, l’avvocato Laura Formichini, l’azienda tiene a precisare che: «Gli stessi organi inquirenti segnalano che non è stata mai inoltrata alcuna richiesta di sequestro per l'impianto. In quanto i carabinieri del Noe mai hanno riscontrato gestione di rifiuti illeciti ma eventualmente difformità formali rispetto agli atti autorizzativi del centro che rientrano nella normale attività di una azienda».
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