Il Tirreno

Livorno

La curia: è solo un trasloco, niente chiusura

La curia: è solo un trasloco, niente chiusura

«Macché blitz, abbiamo dato tempo e messo a disposizione altri locali»

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LIVORNO. «È sbagliato anche solo immaginare che la diocesi voglia chiudere una esperienza come quella della casa in zona Tre Ponti: semplicemente c’è l’esigenza di rientrare in possesso di quel fabbricato, all’associazione dei volontari è stato dato un congruo margine di tempo (due anni) e la possibilità di trasferirsi in altri locali che abbiamo messo a disposizio». Parte da qui la risposta della curia al cronista che chiede conto di un problema che sta turbando gli ambienti ecclesiali.

Dal quartier generale del vescovado al seminario Gavi si annuncia che il vescovo incontrerà i rappresentanti dell’associazione Ceis Tre Ponti all’inizio del mese prossimo, «in precedenza c’era stato un incontro con l’economo e l’avvocato della diocesi, senza contare che il vescovo ne aveva parlato con don Gigi Zoppi».

La riacquisizione della casa :– viene riferito dall’entourage del vescovo Giusti – era stata «già da tempo preannunciata» ed è finalizzata a ricavare risorse da destinare, da un lato, far diminuire il “rosso” dei conti della diocesi e, dall’altro, ad avere la possibilità di investire su nuovi bisogni.

Quanto al vincolo che destina l’edificio a scopi caritativi, viene sottolineato da fonti della curia che è «prossimo alla scadenza» e che comunque non è giuridicamente un impedimento a questa operazione.

Ma che sia ammissibile non significa anche che sia una bella cosa. «Ma non è una bella cosa – è ancora la spiegazione in arrivo dalla curia – neanche utilizzare male le risorse che ci sono: quella casa che un tempo accoglieva i malati terminali di Aids, ora offre un tetto a situazione di emergenza: qualcosa che fa già anche la Caritas. Ma, sia chiaro, qui non c’è nessuna intenzione di chiudere niente: i locali li avranno, in un’altra zona ma li avranno. E li potranno continuare la loro opera meritoria. Oltretutto, non è un blitz per cui viene richiesto di liberare le stanze domattina: da qui ai prossimi due anni ci sarà il tempo per adattarsi nella nuova situazione e creare un ambiente confortevole».

A giudizio della curia c’è solo questo fronte di mugugno: e se viene segnalato che ad altre associazioni è stata tolta la sede, da via del Seminario si replica invitando a «non creare equivoci e fraintendimenti con altre questioni, l’una diversa dall’altra».

Anzi, viene portato l’esempio dell’Oami, una associazione che si occupa di handicap: «Gli è stato chiesto di liberare i locali che avevano da noi in uso in via Bonaini, gliene sono stati trovati altri in Corea: è stato fatto un accordo senza tanti problemi né mugugni. Perché per la casa di via Civinini dev’essere così difficile?».

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