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«Riconoscimento per Angelo vedere quelle opere esposte»
LIVORNO. «Le teste di mio fratello esposte in maniera permanente all'interno di una sede comunale? La cosa mi riempirebbe di orgoglio. Sono felice che anche l'amministrazione abbia finalmente...
LIVORNO. «Le teste di mio fratello esposte in maniera permanente all'interno di una sede comunale? La cosa mi riempirebbe di orgoglio. Sono felice che anche l'amministrazione abbia finalmente metabolizzato quello che é successo nel 1984». A parlare così è Massimo Froglia, fratello di Angelo, l'artista talentuso che scolpì Modì 1 e Modì 3 per dare vita a una performance estetico concettuale con l'obiettivo di smascherare i meccanismi che percorrono il sistema dell'arte nell'era dei mass media.
«L’ultima volta che ho visto una delle teste di Angelo è stato nel 2010, al Centro Michon, ma anche nel 2004, durante Effetto Venezia fu un'emozione. Ricordo che c'era la fila per osservare le tre teste ritrovate nei Fossi...». Un’emozione grande anche perché Massimo, sommozzatore professionista (è stato chiamato anche per le missioni di soccorso in occasione della tragedia della nave Concordia), nell''84 aveva aiutato personalmente il fratello nella realizzazione di “Peitho e Apate, della persuasione e dell'inganno. Cherchez Modì”, il videotape proiettato al Festival del Cinema di Torino che documenta la realizzazione delle teste prima di essere gettate nei Fossi e illustra il significato dell'intera operazione.
«Mio fratello - continua Massimo - ha avuto una grande intuizione, purtroppo bruciata, beffata direi, dall'azione concomitante degli ex ragazzi universitari e dalla sua stessa vita turbolenta. Il suo obiettivo era far luce sulle zone d’ombra del mondo dell'arte, fatte di miti e giudizi troppo veloci. Alla fine però tutto è stato preso per una beffa. Mi piacerebbe che, come è stato già spiegato nel libro “Alla ricerca di Modì”, Angelo Froglia e la performance che mise in crisi la critica (Polistampa editore), anche la nuova esposizione mettesse in luce i diversi scopi che hanno portato alla realizzazione delle tre teste: da un lato, con Modì 2, lo scherzo boccaccesco, dall’altro, con le sculture di mio fratello, l'operazione estetico-concettuale, il gioco intellettuale. Vedere tutto ridotto a una burla sarebbe solo una nuova, grande sofferenza».
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