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Livorno

Matteoli: «Sono pronto a candidarmi a sindaco»

di Juna Goti
Matteoli: «Sono pronto a candidarmi a sindaco»

L’ex ministro risponde a De Filicaia: «Se il Pdl me lo chiedesse non avrei certo paura di sfidare un partito a pezzi che ha ridotto Livorno a città anemica»

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LIVORNO. «Se il Pdl me lo chiede, sono pronto a candidarmi a sindaco». La sorpresa è arrivata ieri alle 13.18 con una e-mail inviata da Roma con questo titolo. L'ex ministro Altero Matteoli risponde così alla sfida-provocazione che il segretario dell’unione comunale del Pd, Yari De Filicaia, gli ha lanciato dalle colonne del Tirreno.

Intervistato dopo un dibattito tra Matteoli e l'ex assessore Mauro Grassi alla festa del Pdl a Cecina, lunedì De Filicaia (che nella nota romana viene indicato, ironia della sorte, come “segretario del Pdl”) aveva preso le difese della famiglia Piccini e della Compagnia portuali. Attaccando il senatore: «Vorrei capire cosa ha fatto Matteoli per Livorno negli ultimi vent'anni, molti dei quali da ministro, a parte nominare qualcuno che ha combinato disastri e si è occupato parecchio di quadri...». Con chiaro riferimento alla vicenda della Porto 2000.

Poi la provocazione: «Le valutazioni le faranno i cittadini, Matteoli si candidi a sindaco di Livorno e vedremo. Sarei enormemente felice se lo facesse...».

La risposta dell’ex ministro del governo Berlusconi non si è fatta attendere. «Nella mia lunga vita politica, com'è naturale – scrive – ho vinto e perso, ma quando il mio partito me lo ha richiesto mai mi sono tirato indietro. Ad esempio, nel 2000 mi sono candidato a presidente della regione Toscana quando il Pd era fortissimo, un monolite, e quindi la battaglia era improba se non persa in partenza. Figurarsi se ho paura a candidarmi a sindaco, qualora il partito me lo chiedesse, contro un esponente del Pd, partito a pezzi, dilaniato dalle correnti, che ha ridotto Livorno a una città anemica».

Nel marzo del 2012, in uno scambio di battute col cronista al congresso del Pdl livornese, Matteoli aveva scherzato sulla sua possibile scesa in campo: «Ne ho fatte tante nella mia vita, questa mi mancherebbe…». Ora c’è chi legge in queste parole solo una reazione di pancia, che poi non si trasformerà in una vera candidatura. Sta di fatto che per la prima volta l’ex ministro si è messo pubblicamente a disposizione. E sullo scacchiere politico delle amministrative - al di là del credo e delle convinzioni politiche di ciascuno - c’è finito un nome che pesa.

«Riguardo alla situazione del porto di Livorno – riprende Matteoli – la famiglia Piccini non lo ha gestito per 37 anni, come sostiene De Filicaia, ma per ben 47, come se fosse cosa propria. E dopo questo infinito tempo con quali risultati? La cosa peggiore da imputare a questa interminabile gestione – scrive – è stata aver indotto gli imprenditori a piegarsi alla Compagnia dei lavoratori portuali, determinando così una crisi profonda dalla quale è difficile uscire».

«Relativamente, poi, a quanto fatto per Livorno nei dieci anni in cui ho avuto l'onore di ricoprire il ruolo di ministro – rivendica – basterebbe che De Filicaia chiedesse ai vari amministratori: dall'accordo con Azimut-Benetti ai finanziamenti per l'Interporto, dalla ripartenza dell'autostrada Rosignano-Civitavecchia ai contributi per l'escavazione dei fanghi e potrei continuare».

«De Filicaia – chiude – mi accusa infine di aver fatto nomine: l'unica è quella dell'avvocato Giuliano Gallanti a presidente dell'Autorità portuale, che mi competeva per le deleghe che avevo come ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, realizzata con il parere favorevole dell'attuale presidente Enrico Rossi».

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