Il presidio
Le aule perdono pezzi e i genitori le sistemano
Il Comune non ha i soldi per riverniciare le pareti delle Dal Borro e una squadra di babbi e mamme si armano di cazzuola e pennelli
LIVORNO. La scuola non è ancora iniziata ma il conto alla rovescia è praticamente agli ultimi rintocchi. E allora non sai se stupirti di più a vedere tinte e pennelli che già dominano all’interno delle classi (ma senza bambini), oppure muri rovinati e intonaco cadente in molte aule di una scuola comunale proprio a poche ore dalla prima campanella.
Fatto sta che alle dieci di ieri mattina le stanze della scuola Dal Borro erano già piene di gente: per una volta a rallegrarne gli ambienti non erano i piccoli ospiti della scuola materna bensì i loro genitori, che assieme agli insegnanti e ai volontari dell'Associazione Templari del Totano erano al lavoro, armati di spatole e sorriso. «L'edificio, antico, è particolarmente bisognoso di cure - ammetteva Teresa Monacci, dirigente del Circolo Didattico - e così, date le difficoltà economiche del Comune (che è proprietario dell'immobile), abbiamo deciso di prendercene cura noi per permettere ai bambini di iniziare l'anno scolastico in ambienti puliti e armoniosi e con l'appoggio tecnico del Comune ci siamo messi all'opera».
I locali interessati dai lavori di tinteggiatura e restauro dell'intonaco sono quelli che solitamente ospitano i bambini della scuola dell'infanzia, al pianterreno. «E' bello collaborare per sistemare il luogo dove staranno i nostri figli», dice sorridendo Sara Reggio Leoni: i suoi, Pietro e Orlando, entrambi alunni della scuola, sono gli unici bambini ad essere presenti, coccolati e sorvegliati dai nonni e dagli alberi secolari del parco. «Anche mia figlia Francesca voleva venire e partecipare ai lavori!», esclama Tiziana Barbarossa, mamma anche di Gianluca. Ed effettivamente il clima che si respira è di grande allegria e collaborazione; a dare una mano c'è persino Giancarlo Cognetta, marito della maestra Gabriella De Rosa, per il quale l'iniziativa «è una vera e propria iniezione di fiducia».
«Il fatto che dobbiamo lavorare noi genitori per sistemare la scuola dei nostri figli non deve sorprendere- spiega Amedeo Falleni, babbo di Arianna - purtroppo rispecchia in pieno questa società. Sono venuto guardando il lato positivo, pensando che sto facendo qualcosa per la bambina. E poi lei ne è entusiasta: al mare ha raccontato a tutti che babbo le tinge la classe!». C'è poi chi ha approfittato delle ferie per poter essere d'aiuto, come Tommaso Massei, babbo di Filippo e giornalista di professione; o ancora chi è venuto in coppia, come Roberta Pelletti e Fabio Senesi, mamma e babbo di Diego: a loro spetta la stanza peggiore, dove l'intonaco si stacca con facilità a causa delle infiltrazioni d'acqua dall'esterno e dove i lavori da fare andrebbero ben oltre una semplice stuccatura.
Nel frattempo mercoledì inizierà la scuola e non si sa ancora se sarà tutto finito. Ma non importa: «L'aspetto più bello di questa esperienza sta nei messaggi impliciti, che poi sono quelli più importanti per i bambini» conclude Teresa Monacci: «Vedere i genitori all'opera suggerisce l'idea della scuola come casa. Una casa di cui prendersi cura tutti insieme».
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