Grassi e Matteoli: «In città cultura politica lenta»
Alla festa del Pdl il senatore e l’ex assessore Pd all’urbanistica puntano il dito su politici livornesi e porto. L’ex ministro: «Berlusconi deve chiedere la grazia...»
LIVORNO. È la gestione della famiglia Piccini, durata 37 anni, la causa originaria dei mali del porto di Livorno. A scandire il concetto, senza mezzi termini, è stato l’ex ministro - ora senatore - Altero Matteoli, che assieme all’ex assessore Mauro Grassi ha animato il dibattito sulle infrastrutture organizzato nell’ambito del festival provinciale del Pdl alla Buca del Gatto e coordinato dal giornalista della Nazione Fausto Cruschelli. «Nei dieci anni in cui sono stato ministro – ha detto Matteoli – ho ricevuto sindaci provenienti da ogni parte d’Italia, che venivano a perorare le cause delle loro comunità. Mai una volta che abbia visto un livornese. L’unico che venne a Roma, prima di andarsene mi chiese che tenessi il segreto sull’incontro». Poi, subito dopo, ha aggiunto che Gianfranco Lamberti era l’unico a chiamare una volta alla settimana Carlo Azeglio Ciampi, inducendo tutti a un immediato sillogismo su chi sia stato l’unico sindaco a presentarsi da lui.
Certo, ha ammesso Mauro Grassi, la cultura politica di Livorno è lenta. In aggiunta non si fanno strategie operative (adducendo come esempio il porticciolo della Bellana) e prevale l’idea che i problemi vadano risolti entro il perimetro della città: «Pensate - ha spiegato - che il porto di Livorno si sviluppa in larga parte nel comune di Collesalvetti, che non riesce ad essere rappresentato nell’Autorità portuale». E comunque, ha incalzato Matteoli, la famiglia che a lungo ha governato il porto potrà avere tutte le competenze di questo mondo, «ma il cambiamento serve perché produce fantasia». Affermazione seguita da sottolineature critiche nei confronti dei portuali, che a dire dell’ex ministro rifiutano di sporcarsi le mani con le merci varie come i loro omologhi fanno altrove, volendo soltanto movimentare i container.
Il tutto in un quadro di forte concorrenzialità e di leggi ambientali troppo rigide, che alla fine rallentano i dragaggi.
Si è discusso anche di autostrada, con Grassi che ha equiparato la mancata realizzazione del lotto zero alla decisione di non acquistare una casa per evitare di pagare il mutuo e Matteoli a ribadire il concetto che la richiesta di esenzione ai residenti dei comuni attraversati è curiosa e che non accade in nessuna altra parte al mondo: «Il fatto curioso è che alcuni sposano questa tesi solo per ragioni elettorali».
Non potevano mancare i riferimenti a Berlusconi, visto che da domani si deciderà sulla decadenza dalle cariche elettive. «Se il Pd vota a favore – ha chiosato l’ex ministro – cade il governo». Per Grassi la legge Severino non può avere un’applicazione retroattiva ed è vero che la giustizia va riformata, ma solo dopo che Berlusconi si sarà dimesso spontaneamente. Poi Matteoli ha svelato un retroscena: «Sono andato da Berlusconi per spingerlo a chiedere la grazia. Lui ha due famiglie: quella vera e i suoi elettori. Deve cacciare indietro l’orgoglio, poiché in ballo c’è il bene del Paese».(a.v.)
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