Il Tirreno

Livorno

Idea: il lungomare raddoppia e arriva fino alla Fortezza

Idea: il lungomare raddoppia e arriva fino alla Fortezza

Ma del porto turistico non c’è ancora niente di niente e sui turisti delle crociere incombe il fantasma dell’ex silos

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LIVORNO. Noi livornesi, l'abbiamo inventato lì quello che “Io Donna”, il femminile del Corriere della Sera, ha catalogato come il "mare di città" più bello d'Italia: allo Scoglio della Regina. Anzi, delle regine se non vogliamo metterci a scegliere fra la granduchessa Elisa Baciocchi e l'arciduchessa Maria Luisa (che di Napoleone erano l'una sorella e l'altra moglie) o la moglie di Ludovico I Borbone re di Etruria.

Fra i primi bagni di mare, la fine dei granduchi, la nascita del Cantiere della dynasty-Orlando e l’arrivo del jet set modaiolo (roba che oggi pare impossibile anche solo immaginare...), l’Ottocento segna l’ “invenzione del lungomare” come uno dei luoghi che marca l’identità della città forse addirittura più del porto e più dei Quattro Mori. È lì che per 3-4 mesi all’anno la città sposta il corso del proprio passeggio che tutti gli altri hanno in centro.

Non è stata una singola idea o il colpo di genio d’un chissàchi lungimirante: è stato un susseguirsi di tante piccole scelte, innovazioni, svolte che l’una dopo l’altra hanno creato il lungomare che abbiamo. Ma dal prolungamento fino a Antignano e dalla realizzazione della Terrazza Mascagni in poi, l’identikit è rimasto quello: salvo il restyling firmato dal sindaco Lamberti (con le palme) e l’arrivo del nuovo acquario. Come dire: eccetto un po’ di lifting, il viale a mare di oggi è quello che i cinquantenni hanno conosciuto quand’erano ragazzi.

Il progetto del Consorzio che raggruppa il “popolo delle barchette” è per adesso solo un’idea di carta. Ma, se la mettiamo in fila a un susseguirsi di tante altre cose piccole e grandi che o stanno accadendo o si stanno progettando, sembra dire che siamo a un passo dall’inventarci un altro lungomare.

Non siamo bravi noi livornesi: ce la siamo trovata sulla schiena, la crisi della cantieristica pesante nell’Occidente industrializzato che ha fatto uscire di scena il cantiere formato coop (lasciando campo libero al ridisegno dell’area in nome della Porta a Mare fra turismo, nautica, shopping e edilizia). Non siamo stati bravi noi livornesi: ce lo siamo trovati su un piatto d’argento il boom delle crociere, che ha portato qui un milione di passeggeri all’anno (e ora li facciamo scappare).

I cantieri della Porta a Mare sono ancora aperti e ben lungi dall’aver completato tutto il lavoro. Si vede già, comunque, che la passeggiata a mare non si fermerà in largo Bellavista: anche se l’idea di una piazza scenografica sul mare immaginata dai progettista del Prg è rimasta una bella suggestione da architetti («sull’esempio di quel che a Trieste è piazza Unità d’Italia»), poi riempita di volumi perché non sia mai che resti un bel vuoto là dove ci può essere un bel metro quadro calpestabile vista mare...

Proseguendo il cammino lungo la linea di costa, ecco gli spazi dove da dieci anni aspettiamo la realizzazione del porto turistico: a Marina di Pisa hanno già fatto il taglio del nastro, a Livorno nemmeno la prima pietra.

La passeggiata raddoppia quando arriva al porto passeggeri: adesso francamente è poco o nulla, difficilmente si potrebbe ritenere che lo standard d’un terminal crociere possa essere quello attuale. L’allargamento del porto passeggeri all’Alto Fondale c’è: sulle carte del Prg portuale. Però, il tempo non è una variabile indipendente, la concorrenza di La Spezia comincia a farsi sentire e Livorno è di fronte all’aut aut: o si sveglia (e offre servizi all’altezza di quel che il turista chiede e paga) o finirà per cedere a La Spezia i croceristi dopo averlo fatto con i contenitori e in attesa di vedersi portar via le “autostrade del mare” dalla concorrenza di Piombino (dove pioveranno pacchi di milioni in nome dell’operazione Concordia).

Basta girare lo sguardo e dal terminal crociere si abbraccia sia la Fortezza Vecchia che l’ex silos in riva al mare.

Capitolo Fortezza. Sembra finita in soffitta l’idea di “rimetterla in acqua”, cioè di abbattere i piazzali che a nord ovest l’attaccano alla calata Sgarallino, è una impresa titanica e non mancano rischi per la statica. Dev’essere per questo che si ipotizza di replicare qui il “miroir d’eau”, uno “specchio” d’acqua di oltre 3mila metri quadri ma profondo pochi centimetri, davanti al Palazzo della Borsa di Bordeaux. Lì l’hanno realizzato in 13 mesi, qui siamo ancora ai passaggi fra un ente e l’altro semplicemente per tenerla aperta. E intanto il fantasma dell’ex silos incombe sul palcoscenico.

Mauro Zucchelli

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