Meteo
Bimba di 5 anni muore in piscina
Stava frequentando un corso di nuoto, si è sentita male e non si è più ripresa
PISA. Mentre alla piscina comunale i bambini stanno giocando, la piccola Rachele, 5 anni, si sente male. È l'inizio della tragedia. La bambina vomita, un istruttore la prende in braccio e la porta lontano dagli occhi degli altri bambini. S'intuisce che la situazione è grave e potrebbe precipitare. Si chiama il 118 e non sono ancora le 16 mentre in piscina cominciano i primi soccorsi. Dopo poco più di mezz'ora, Rachele Medda arriva al pronto soccorso dell'ospedale di Cisanello, ma non ci sarà più niente da fare.
Il cuoricino di Rachele non ha ripreso più a battere fra la disperazione del padre, Pierpaolo Medda, di origine sarda, psichiatra dell'Azienda ospedaliera universitaria pisana che proprio ieri pomeriggio era in servizio al Santa Chiara. Qualcuno lo ha chiamato al cellulare quando la bambina si è sentita male. Il padre si precipita in bicicletta alla piscina comunale. Quando arriva, sul posto c'è una pattuglia dei carabinieri oltre all'ambulanza della Misericordia col medico del 118.
Passano minuti interminabili, un custode non fa entrare alcun estraneo. Possono varcare la soglia soltanto i genitori a prendere i figli al termine della giornata trascorsa al campo solare organizzato dalla Canottieri Arno di Pisa. E quando i genitori escono tenendo per mano i loro bambini, quest'ultimi sono tranquilli. Ma sul volto delle mamme ci sono i segni di una profonda preoccupazione. Non vogliono parlare. Dopo alcuni minuti, adagiata sulla lettiga esce la piccola Rachele circondata dal medico e dai paramedici. Anche il padre sale sull'ambulanza, nella cabina di guida. Scortata dalla pattuglia dei carabinieri, il mezzo della Misericordia a sirene spiegate si lancia a Cisanello dove c'è il pronto soccorso pediatrico. I medici e tutta la struttura è allertata. Si cerca di non perdere neanche un attimo. Anche uomini addestrati a gestire situazioni di fortissima tensione, sentono la pesantezza del momento. Rachele è in arresto cardiaco. Con tutti i mezzi a disposizione, si tenta di rianimarla. Uno, due, tre minuti e ancora aggrappandosi a una speranza sempre più flebile fino a quando arriva il momento terribile della resa. E al padre non serve sentire le parole del collega, basta uno sguardo e capisce che Rachele non c'è più. Poi, il compito ingrato di avvisare la madre, Cristiana Manzi, anche lei psichiatra che prima lavorava alla clinica di San Rossore ed ora è consulente in strutture di riabilitazione. La famiglia abita in via San Francesco e ha un altro bambino.
Ancora non è chiaro se la piccola si trovasse in acqua quando ha subito il malore fatale. «Le attività sportive dei campi solari - fa sapere la Canottieri Arno in una nota in cui esprime 'cordoglio alla famiglia' della bambina -, è condotta da personale qualificato che garantisce la costante sorveglianza dei partecipanti sia in acqua che fuori e oggi erano presenti due bagnini riconosciuti dalla Federazione italiana nuoto».
Sull'episodio sono in corso accertamenti dei carabinieri, che hanno informato del caso la procura.
In serata la famiglia ha dato il consenso all’espianto delle cornee di Rachele.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
