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«I fondi per il porto sono a rischio»
Cgil lancia l’allarme sui finanziamenti europei, ma Regione e Authority negano
LIVORNO. «L’ampliamento e l’ammodernamento della linea ferroviaria in Darsena Toscana, che era dato per certo mesi fa, rischia di far perdere al nostro porto e alla nostra città i finanziamenti europei se i lavori non cominceranno entro la fine del 2013, ricordando che il cronoprogramma prevede la consegna dell’opera entro il 2015». A lanciare l'allarme è il sindacato Filt Cgil per bocca di Claudio Picchiottino (segretario generale) e Simone Angella (responsabile del settore attività portuali).
Ma l’Authority nega. «Non è in bilico un bel nulla», contrattacca da Palazzo Rosciano, sede dell'istituzione portuale, il presidente Giuliano Gallanti: «Semplicemente è stata chiesta da Bruxelles una informativa, sono stati dati tutti gli elementi per chiarire un caso che non c'è». «Entro fine mese - precisa Massimo Provinciali, numero due dell'Authority - la Regione con il contributo di Rfi (Ferrovie) e Autorità Portuale porterà a Bruxelles tutta la documentazione con cui abbiamo buona ragione di ritenere che potremo dimostrare agli interlocutori europei che quei finanziamenti sono del tutto compatibili con la normativa sugli aiuti di Stato».
Una sottolineatura in questa stessa direzione arriva anche dall'assessore regionale Gianfranco Simoncini, che a Firenze, parlando complessivamente dell'utilizzo dei fondi strutturali europei, ha ribadito che la Regione Toscana «gestisce ai più alti livelli di efficienza la spesa e gli interventi» e quindi «non corre alcun rischio di dover restituire o lasciare inutilizzati i fondi Ue». Fra gli esempi ha proprio citato il caso dei «13 milioni che stiamo notificando alla Ue per la connessione ferroviaria del porto di Livorno».
In realtà, il campanello d’allarme suonato sul fronte degli euro-quattrini non è che uno dei segnali di preoccupazione che i due dirigenti sindacali lanciano per dire che oggi il porto è «in fase di congelamento». Vengono raccontate - si afferma - come «ormai al termine del loro iter burocratico e autorizzativo» questioni-chiave rappresentate, oltre che dalle infrastrutture ferroviarie, da dragaggi e canale di accesso. «Probabilmente – accusano Picchiottino e Angella – le lungaggini burocratiche del nostro Paese hanno davvero un peso tale da rendere complicato ogni intervento» e alla fine i problemi sembra «stiano divenendo macigni insormontabili, caricando di lavoro gli uffici dell'Autorità Portuale che deve combattere con la lentezza decisionale dei ministeri».
La tirata d’orecchi vale anche per la Regione: e qui la lingua batte dove duole il “dente” del “Sin”, cioè la questione bonifiche. La Filt Cgil se la prende con il fatto che mentre la sburocratizzazione delle procedure, con il passaggio delle competenze dal livello centrale a quello regionale, appariva a portata di mano anche per Livorno, ecco che invece tutto si è incagliato ed è stato rimandato a settembre. E giù la stoccata: «all'incontro che doveva essere risolutivo con il ministero dell'ambiente, la task force presente non ha visto partecipare nessun amministratore regionale, è stato tutto lasciato in mano sembra a un singolo tecnico della Provincia». Viene chiamata in causa l’assessore regionale all'ambiente: «Ci chiediamo come mai non si siano schierati tutti i livelli amministrativi necessari», anche perché adesso ci ritroviamo «in ritardo di oltre un anno rispetto a altre regioni sedi di importanti porti».
L'ultima sottolinatura riguarda, oltre alla sinergia fra i tre porti toscani, «l'ampliamento dell’ambito portuale». Come? Comprendendo nella geografia dell'Authority anche «le aree della stazione di Livorno Calambrone e dell'interporto, con la concreta realizzazione delle opere a supporto del servizio ferroviario».
Mauro Zucchelli
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