Il Tirreno

Livorno

Da Caltanissetta per una cattedra alle elementari

Da Caltanissetta per una cattedra alle elementari

Venti sì su venti chiamate, ma l’immissione a ruolo spesso ha il sapore della beffa. «Mi hanno presa dopo 17 anni da precaria»

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LIVORNO. Monica De Simoni ha 50 anni e gli occhietti che luccicano. Attende le colleghe elbane sul pianerottolo dell’ultimo piano del provveditorato, in piazza Vigo, per tornare a Piombino e poi rimbarcarsi sul traghetto per Portoferraio. E’ un giorno di festa. La firma che ha messo alle 16 del pomeriggio di ieri sul contratto col ministero dell’istruzione è roba attesa da una vita lavorativa, ma lo spumante è giusto stapparlo a casa. Anche perché tra poco si farà sul serio e da lunedì si tornerà a scuola (anche se la prima campanella in Toscana suonerà l’11 settembre).

«Aspettavo questo momento da 17 anni - racconta, spaccando il silenzio che domina in provveditorato -. Ormai navi, treni, pullman sono miei compagni quotidiani, oltreché i bambini chiaramente. Ho lavorato in tutta la provincia, per fortuna mai fuori dai confini livornesi, ma per un’insegnante dell’Elba è comunque durissima».

Adesso Monica De Simoni continuerà a viaggiare. La sua assegnazione è la scuola d’infanzia dei Ghiaccioni a Piombino. Traghetto tutti i giorni all’alba e viaggio di ritorno nel pomeriggio. Ma da ieri ogni spola con l’altro lato del mondo avrà un sapore diverso: quello di un lavoro fisso, senza il peso psicologico, ogni anno di questi tempi, di dover ricominciare da capo, sperare in un posto, e poi in un’assegnazione il meno scomoda possibile.

La nuova insegnante dei Ghiaccioni è la più anziana della prima infornata di nuove assunzioni nella provincia di Livorno decise dal governo. La pensione - con le regole attuali - la vedrà tra 14 anni, meno di quelli che ha già vissuto da precaria. La sua gioia, col retrogusto della beffa che lei stessa non nasconde, è lo specchio della scuola italiana e della situazione di un corpo docente abituato ogni anno a lavorare con mille problemi, a partire da quello del precariato.

Ieri la tranche iniziale che riguardava le assunzioni a tempo indeterminato per sostegno infanzia, sostegno primarie e insegnamento primarie è filata liscia come l’olio. Stamani proseguirà, fino all’ultima tranche prevista nel pomeriggio, con le medie e le superiori.

Per adesso la notizia è che venti insegnanti su venti hanno accettato il lavoro. Scontato, si penserà. Ma non è così: infatti tra quei venti c’erano due insegnanti napoletane, due di Caltanissetta, una di Salerno, due di Palermo. Alcune di loro - spiegano dagli uffici del provveditorato - vivono qui in Toscana e non è stato difficile dire sì al lavoro. Altre invece hanno casa, figli, mariti a sei, sette, ottocento chilometri di distanza. Ma davanti ad un lavoro per sempre oggi non ci si può pensare più di tanto: bisogna dire sì. E magari pensare di trasferire qui tutta la famiglia, se non subito forse tra due, tre mesi. «Il tempo di organizzarsi», spiegano le impiegate del provveditorato, riportando ciò che alcune neoimmesse le hanno raccontato dopo aver trasmesso via fax l’accettazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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