Meteo
E intanto la Provincia è in mezzo al nulla Fantasma solo a metà
La Consulta elimina il dimezzamento e il governo lo rifà Dubbi sul voto. Kutufà: «La riforma? Un paradosso inutile»
LIVORNO. Ma le Province non le avevano abolite? Sì, ma anche no. Nel senso che è andata in soffitta la mannaia del governo Monti che, dopo aver sforbiciato gli enti, le giunte e i consigli, è stata stoppata dai giudici della Corte Costituzionale che hanno contestato l’utilizzo del decreto legge per varare una riforma istituzionale.
«È un paradosso ma si potrebbe dire che è andata in soffitta solo per metà», dice Giorgio Kutufà, numero uno a Palazzo Granducale: l’altolà della Consulta non ha riportato indietro le lancette dell’orologio, e non solo perché il governo Letta è tornato all’arrembaggio delle Province.
«La riprova più evidente? Basta guardare – aggiunge Kutufà – a quel che è accaduto là dove il governo Monti aveva nominato il commissario in vista della liquidazione della Provincia così come l’abbiamo conosciuta fin qui. Il nuovo governo ha ripreso il filo là dove l’aveva lasciato quello precedente: a Massa non è mica tornata a funzionare bla Provincia in virtù della sentenza della Corte Costituzionale, semplicemente il commissario è stato reinsediato con un nuovo decreto». E ci sono una ventina di realtà in tutto il Bel Paese a essere in queste condizioni...
D’altronde, il destino sembra segnato: difficile immaginare che la prossima primavera si possa tornare a eleggere un presidente e un consiglio provinciale. Sul tavolo c’è la proposta del ministro Delrio. Via i consigli: saranno solo una assemblea dei sindaci. Niente giunta: l’esecutivo sarà composto dai sindaci dei Comuni maggiori. E il presidente? Uno dei sindaci. Funzionerebbe un po’ come un condominio o una società per azioni: un voto non vale uno ma in proporzione al numero di abitanti rappresentati. E anche le funzioni si riducono al lumicino: solo le strade, un po’ di autorizzazioni ambientali e qualcosa sul fronte della programmazione scolastica (ma non la gestione delle scuole). Il resto trasferito a Regione e Comuni, compreso il personale di quei settori.
Le Province sarebbero svuotate ma numericamente resterebbero tutte in piedi, tali e quali adesso. E questo, secondo Kutufà, è un altro paradosso: «Serve a evitare che si debba ridisegnare l’articolazione territoriale dello Stato: gli uffici statali periferici potranno rimanere come sono e lì dove sono. Sembra una sorta di Ato o di conferenza dei sindaci».
Ma per ora la “riformicchia” è solo una proposta: non si sa se il governo sopravvive, figuriamoci se ci sono certezze sull’esito di questa idea. Anche perché il governo non ha ancora fatto la ripartizione degli ennesimi tagli: il bilancio si fa sì, ma ormai andando un po’ a orecchio perché nessuno sa quanti soldi ci sono... (m.z.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
