Il presidio
«Sono viva, ma non per l’Inps...»
La grottesca storia di Marisa Bernini, livornese di 64 anni, che per ottenere la pensione ha dovuto inviare il certificato di esistenza. Per un caso di omonimia, infatti, risultava morta da due mesi
Una livornese di sessantaquattro anni, una morte “apparente” e una pensione negata. Sono questi i tre ingredienti dell’assurda storia di Marisa Bernini, ex operatrice scolastica , che è stata costretta a inviare all’Inps il certificato di esistenza per poter ritirare il suo vitalizio. Come mai? Perché per l’istituto nazionale di previdenza la donna risulta essere morta da due mesi a causa di uno strano caso di omonimia. «Vi immaginate quanto può essere folle scrivere su un foglio di proprio pugno una dichiarazione in cui si attesta di essere in vita?», dichiara la donna scuotendo la testa.
La disavventura di Marisa inizia circa due settimane fa. «Come gran parte dei pensionati Inps (Ex Inpad) mi avvalgo del servizio Inps Online per consultare, attraverso un codice pin, il mio fascicolo amministrativo (cedolini pensione, Cud etc..). Servizio da utilizzare ormai obbligatoriamente in quanto , con la “spending review”, tali documenti non pervengono più a domicilio – racconta – Due settimane fa, nonostante i numerosi tentativi, non sono riuscita ad accedere al mio fascicolo per cui ho telefonato al numero verde per la risoluzione del problema. L’operatore, dopo aver accertato l’anomalia, ha segnalato il disservizio all’organo competente che avrebbe dovuto contattarmi quanto prima». Avrebbe. Perché dopo una settimana ancora nessuno si era messo in contatto con Marisa. «Non solo, anche la mia pensione di agosto - che di solito è sempre puntualissima - non arrivava, per cui lunedì mi sono subito precipitata negli uffici Inps di Livorno per chiedere spiegazioni».
Marisa aveva il giusto sospetto che fosse successo qualcosa, ma mai si sarebbe aspettata di sentirsi dire che la pensione non arrivava perché per l’Inps lei era morta da ben due mesi a causa di un’omonimia. «Lì per lì ho pensato che l’operatrice stesse scherzando – afferma Marisa – Poi quando ha iniziato a provare a spiegarmi la situazione ho capito che era tutto tristemente vero, anche se entrambe a stento abbiamo trattenuto le risate...Figuriamoci, io sono anche scaramantica». Fatto sta che la signora Marisa, per ricevere la pensione, è stata costretta a rilasciare il certificato di esistenza. Poi ha voluto raccontare la sua storia al Tirreno
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