Il presidio
Nessuno vuole i cani killer «Li tengo gratis in un box»
Dopo il dissequestro della Procura il Comune li aveva affidati ai due indagati Il Tar: non ci sono prove sulla proprietà. La rabbia del titolare dell’allevamento
LIVORNO. Nessuno vuole gli otto cani killer che il 28 febbraio 2012 uccisero all’interno di un piazzale per la movimentazione di mezzi pesanti lungo l'Arnaccio, Vito Guastella, 50 anni, autotrasportatore siciliano.
A distanza di un anno e mezzo dall’aggressione, infatti, gli animali - classificati come “cani morsicatori”-avrebbero dovuto essere rieducati, come recita la legge regionale, invece sono ancora chiusi dentro ad otto box all’interno del canile Morinensis di Crispina.
Il motivo? I molossi sono diventati protagonisti di una battaglia legale che somiglia a un pasticcio all’italiana condito dalla cultura dello scarica barile, fatto di ordinanze, sentenze e ricorsi che non hanno risolto l’intrigo allungando solo i tempi per arrivare ad una soluzione.
«Me li hanno consegnati subito dopo la tragedia - spiega Marco Mori, titolare dell’allevamento che a tutt’oggi li custodisce - perché avevo una convenzione con il Comune di Collesalvetti. Poi, a novembre, il contratto è scaduto e sono stato nominato custode giudiziale».
Alle fine di gennaio il pubblico ministero Gianfranco Petralia ha disposto il dissequestro degli animali a cui è seguita l’ordinanza del Comune di Colle che li affidava ai due (presunti) proprietari che sono anche indagati per omicidio colposo nel procedimento penale: Giuseppe Di Leo, proprietario del terreno, e Rodica Trofin, 54, la donna che abitava all’interno del piazzale e che avrebbe governato gli animali.
All’indomani dell’atto amministrativo i proprietari - come - recita il documento firmato dal sindaco Lorenzo Bacci - avrebbero dovuto «condurre i cani fuori dal canile, stipulare un’assicurazione, garantirne la salute e contemporaneamente la sicurezza altrui».
Ma qui è iniziata la battaglia amministrativa dei due indagati che hanno fatto ricorso al tribunale amministrativo di Firenze contro il Comune e l’Asl 5 di Pisa. Lunedì i tre giudici della Corte hanno depositato la sentenza che riguardava il caso di Rodica Trofin tirando le orecchie al Comune e dando ragione alla donna.
«Se i cani sono realmente pericolosi - si legge - non devono essere affidati al privato ma tenuti sotto controllo nel canile». E ancora: «Non è dato sapere in virtù di quale ragione la ricorrente sia stata ritenuta proprietaria dei cani in questione; le circostanze in cui avvenne la cattura degli animali, fanno, invece, propendere per la loro natura di cani randagi e non certo di animali di affezione».
Infine sulla natura del provvedimento sindacale scrivono i giudici: «Dalla lettura degli atti non è dato comprendere per quale ragione il Comune di Collesalvetti abbia ritenuto la ricorrente titolare di un obbligo di custodia nei confronti dei cani a suo tempo sequestrati dalla Procura».
Una sentenza che da un lato potrà essere impugnata dall’amministrazione davanti al Consiglio di Stato e dall’altro - come spiega il legale della donna - l’avvocato Enrico Bernini, «non ha nessuna ripercussione nel procedimento penale che dovrà proprio dimostrare di chi fosse la proprietà e quindi la responsabilità degli otto animali».
L’unica cosa certa, dunque, è che almeno per il momento i cani resteranno all’interno del canile di Crespina nonostante il proprietario abbia chiesto più volte di potersene liberare, anche dando mandato a un legale.
«Da quando è scaduta la convenzione col Comune -si sfoga Mori - sto mantenendo i cani gratuitamente, forse riuscirò a recuperare le spese del periodo in cui sono stato il custode per la Procura, ma ormai sono passati sei mesi e i cani sono ancora qui perché nessuno li vuole. Sono chiusi dentro ai box, io non entro perché ho paura. Inoltre la mia struttura non è qualificata per quel percorso di rieducazione che l’Asl aveva previsto senza essere mai iniziato. L’unica cosa certa è che si è innescato uno scarica barile dove io sono la vittima perché sono il più debole della catena. Adesso spero che il Comune faccia qualcosa».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
