Meteo
Allarme inquinamento ai bagni Tirreno e Nettuno
La schiuma arriva fino agli stabilimenti balneari, prelievi dell’Arpat La Protezione Civile ordina a Benetti l’immediata pulizia di scogli e mare
LIVORNO. Il fumo nero che dal lungomare si alzava sul cielo del porto per tutta la mattina ha tenuto col naso all’insù chi si trovava sui bagni Pancaldi e ancor di più ai Tirreno e ai Nettuno, oppure a passeggiare tra la Baracchina Bianca e la Terrazza Mascagni. Difficile scambiare quel fumo nero e intenso per quello (altrettanto nero in verità) sbuffato quotidianamente dai fumaioli dei traghetti in partenza e delle navi da crociera ormeggiate sulle banchine. E allora, una domanda ha accomunato molti livornesi: che cosa sarà a bruciare così? Era un superyacht ancorato nella darsena del cantiere Azimut Benetti.
Ma se il timore per l’inquinamento dell’aria è presto sfumato, nel corso della giornata si è intensificato quello per l’inquinamento delle acque. Al punto che ad un certo punto, nel primo pomeriggio si è arrivati ad un passo dall’ordinanza di divieto di balneazione ai bagni Tirreno e Nettuno, che si trovano a pochissime centinaia di metri dal cantiere.
La schiuma utilizzata per spegnere l'incendio del megayacht infatti è finita in mare, concentrandosi soprattutto nel tratto antistante i bagni Tirreno arrivando fin nel golfetto a nord, al termine del pontile di accesso, e in parte toccando anche l’insenatura dei Nettuno. Immediatamente è stata allertata la Protazione Civile che a sua volta ha chiamato l’Arpat. L’agenzia regionale ha compiuto due prelevamenti.
La sostanza non è nociva però, per precauzione, la protezione civile ha chiesto al gestore dei bagni Tirreno di consigliare di non fare il bagno fino al completamento dell'intervento di pulizia, anche per consentire la bonifica sugli scogli e facilitare le operazioni.
La protezione civile del Comune ha infatti chiesto immediatamente ad Azimut Benetti di provvedere a rimuovere la schiuma: l'azienda ha subito contattato una dittà specializzata livornese, la Ecoflash, chiamata ad aspirare la schiuma e a pulire scogli e spiaggia.
Per la giornata di oggi sono attesi i risultati delle analisi dell’Arpat che secondo gli addetti ai lavori dovrebbero confermare l’assenza di inquinamento.
C’è stato però anche un terzo e ultimo allarme ambientale: ed è nato quando è stato deciso di affondare lo yacht: logico temere uno sversamento del carburante contenuto nei serbatoi della barca, ma i tecnici hanno escluso ogni rischio. Anzi, l'imbarcazione, seriamente danneggiata dalle fiamme, aveva cominciato anche ad imbarcare acqua e di comune accordo tra Capitaneria di porto e direzione del cantiere si è deciso di farla adagiare sul fondale di 4 metri della darsena a fianco banchina, proprio in condizioni di sicurezza, per evitare ulteriori problemi, in attesa del sopralluogo dei tecnici che dovranno stabilire le cause del rogo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
