Il Tirreno

Livorno

Per un “vaffa” al superiore perde il posto di lavoro

di Federico Lazzotti
Per un “vaffa” al superiore perde il posto di lavoro

Un livornese di 43 anni licenziato dopo una discussione telefonica con il capo ha fatto ricorso, il giudice: è illegittimo ma niente reintegro

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LIVORNO. Un “vaffa” al superiore, condito da un ritardo rispetto all’orario di lavoro, è costato il posto ad un vigilante livornese, licenziato in tronco nel dicembre scorso. A nulla, o quasi, è servito alla guardia giurata che svolgeva il compito di portiere, portare la società per la quale lavorava, la Silpres Group srl con sede in via Fabio Filzi, in tribunale.

«Il comportamento del datore di lavoro - è il succo delle sentenza depositata all’inizio di agosto dal giudice Francesca Sbrana - è illegittimo, ma dopo la riforma e l’abolizine dell’articolo 18 il reintegro non è previsto». Ecco perché Andrea Di Tanto, 43 anni, è riuscito solo ad ottenere un risarcimento di dodici mensilità, ma da ora in poi dovrà cercarsi un’altra occupazione.

«Quello che non siamo riusciti a dimostrare nelle udienze è il mobbing subito dal mio cliente dal momento in cui è entrato nel sindacato», spiega l’avvocato Bruno Neri che rappresenta la guardia giurata con il figlio Stefano. Quello che è avvenuto quel giorno è stato al centro del procedimento civile tra le parti. Di Tanto, dopo un periodo di malattia doveva rientrare al lavoro. «Mi avevano detto che avrei dovuto effettuare il turno di vigilanza notturno».

In realtà era stato assegnato al turno di pomeriggio con il compito di portiere in una ditta con sede all’interporto di Guasticce.

Ecco perché poco dopo le 15,30 la segreteria della Silpres lo ha contatto per chiedergli spiegazioni riguardo alla sua assenza. È durante questa telefonata, finita agli atti, che il vigilante avrebbe perso la pazienza scagliandosi verbalmente contro il suo superiore.

Si legge negli atti della causa: «Rispondeva con imprecazioni e bestemmie e nel momento in cui udiva in sottofondo la voce del superiore inveiva contro lo stesso dicendo che si comportava come un bimbo in quanto non lo aveva chiamato personalmente e a fronte di questo era anche una testa di c...».

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