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Livorno

Addio all’ammiraglio dal cuore amaranto

Addio all’ammiraglio dal cuore amaranto

Pollastrini si è spento nel giorno di Ferragosto. Era stato comandante generale delle Capitanerie di porto d’Italia. Stamani al Soccorso l’ultimo saluto della città

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LIVORNO. Amava il mare, in tutte le sue sfaccettature. E amava la sua Livorno. Dalle gabbionate ai bagni Roma alle partite all’Armando Picchi. «Rigorosamente in gradinata o in curva – ricordano gli amici – perché sarà stato anche ammiraglio, ma diceva che la tribuna non faceva per lui...». Guai, poi, a fargli notare che sulla carta di identità risultava milanese: sorrideva e ti ricordava subito che era cresciuto all’ombra dei Quattro Mori, come il nonno prima di lui. Non è un caso che i familiari - la moglie imprenditrice Maria Gloria Giani e i figli Martina e Matteo - abbiano voluto che ad abbracciare il corpo alla camera ardente fosse una stoffa color amaranto.

Stamani alle 11, nella chiesa del Soccorso in piazza Magenta, Livorno saluterà per l’ultima volta l’ammiraglio Raimondo Pollastrini, scomparso a 68 anni, nel giorno di Ferragosto. Era ricoverato da una decina di giorni a Villa Tirrena per quella malattia che non ha mai voluto sbandierare ai quattro venti e che alla fine se l’è portato via.

Pollastrini era andato in pensione nel 2010 da comandante generale delle Capitanerie di porto d'Italia. Nato a Milano il 17 giugno del 1945, era entrato nel Corpo prima come ufficiale di complemento e poi aveva vinto il concorso a nomina diretta. Aveva prestato servizio a Genova, Trieste, Savona, Viareggio. A Livorno aveva avuto incarichi in Accademia ed era stato vicecomandante della Capitaneria, vivendo da vicino vicende chiave per il porto e la città: dalla tragedia del Moby Prince ai tavoli col console della Compagnia, Italo Piccini.

Dopo la pensione era stato nominato consigliere della Corte dei conti, a Firenze. «Gli alti ufficiali – raccontano gli amici – quando passano le consegne danno feste private, cocktail: lui organizzò una spaghettata sulla spiaggia».

Ieri alla camera ardente di Villa Tirrena è stato un via vai di amici e parenti. Decine le telefonate dai vertici militari e istitizionali di tutta Italia. In mattinata è arrivato il cordoglio del sindaco Alessandro Cosimi. Parole di elogio dal presidente della Provincia, Giorgio Kutufà: «Professionalmente preparato e competente – scrive – aveva rafforzato il ruolo delle Capitanerie nella gestione del traffico marittimo e nelle sicurezza navale. Mancherà il suo apporto di pacata riflessione e approfondito giudizio sulle prospettive per le politiche dell’economia marittima. Un uomo di cui Livorno può andare fiera».

Commosso il ricordo di Umberto Masucci, presidente degli International Propeller Clubs d’Italia: «Caro Raimondo ci hai lasciato nel giorno di Ferragosto, un giorno di lavoro come gli altri per gli uomini e le donne delle Capitanerie che hai brillantemente e umanamente comandato».(j.g.)

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