Il Tirreno

Livorno

Sei milioni di euro spesi per niente

di Roberto Riu
Sei milioni di euro spesi per niente

L’ex carcere napoleonico doveva ospitare l’Archivio di Stato ma da un quarto di secolo è inutilizzato

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LIVORNO. Doveva diventare la nuova sede dell'Archivio di Stato di Livorno, ma, trascorso ormai un quarto di secolo, è tuttora niente più di un guscio vuoto, costato un bel po' di soldi della collettività ed il cui futuro appare avvolto nella nebbia. Stiamo parlando dell'ex carcere dei Domenicani, il grande edificio sorto a primi del '700 accanto alla chiesa di Santa Caterina, nel cuore della Venezia.

Adibito inizialmente a convento, il fabbricato fu trasformato in carcere durante l'epoca napoleonica passando in capo al Comune di Livorno. Una parte dell'edificio tornò quindi ai padri Domenicani venendo in seguito assorbita nel Demanio statale: ad oggi l'immobile appartiene perciò per il 70% al Comune di Livorno e per il resto al Ministero dei Beni Culturali.

La tormentata vicenda dell'edificio comincia nel 1984 con la chiusura del carcere dei Domenicani: il vasto edificio, esteso su ben 3800 metri quadrati complessivi, viene quindi individuato come nuova sede per l'Archivio di Stato (tutt'oggi ospitato nel Palazzo del Governo) divenendo l'oggetto, nel 1988, di un'apposita convenzione di durata cinquantennale fra il Comune di Livorno e l'amministrazione statale che si sarebbe fatta carico della trasformazione dell'edificio, mentre la Soprintendenza avrebbe innanzi tutto eseguito il restauro del tetto.

Da allora la ristrutturazione è andata avanti fra lungaggini burocratiche e difficoltà nei finanziamenti ministeriali: si trattava di rinforzare la struttura interna con pilastri e solai in calcestruzzo armato tali da sostenere l'enorme peso degli svariati chilometri di scaffalature ricolme di faldoni contenenti i documenti storici della nostra città dalla fine del '500 fino alla seconda metà del '900: un patrimonio culturale di indubbio valore da salvaguardare e nel contempo da rendere consultabile.

Essendo un fabbricato soggetto a vincolo architettonico, non poteva però essere variata la ripartizione interna derivante dall'antico carcere di impianto ottocentesco. In pratica le celle (oltre un centinaio) devono restare come sono e nel tempo ciò ha fatto pure sorgere qualche perplessità sull'utilizzo degli spazi disponibili. Sta di fatto che, passati venticinque anni e nonostante i vari annunci di prossima apertura (l'ultimo nel 2007, quando si ipotizzava che il 2011 sarebbe stato l'anno buono), la nuova sede dell'Archivio di Stato si trova in fase di stallo dopo avere speso nel frattempo ben sei milioni di euro (ovvero circa dodici miliardi delle vecchie lire) fra elementi strutturali ed impiantistica (elettricità, riscaldamento, antincendio, allarme, etc.) realizzati a carico del Ministero dei Beni Culturali (senza contare il ripristino del tetto eseguito dalla Soprintendenza, come prima accennato). A ciò andranno naturalmente aggiunte le spese per gli arredi e le attrezzature.

Intanto, sempre per non farsi mancare nulla, una parte dei documenti d'archivio (sino al 2004 ospitati nella sede distaccata degli Scali Cerere, divenuta però troppo costosa ed inadeguata) sono stati trasferiti in un deposito a Perugia: un evento che suscitò parecchie proteste del mondo culturale livornese sebbene si sostenesse che il trasferimento sarebbe stato solo temporaneo, non più di due o tre anni. Come volevasi dimostrare, di anni ne sono già passati quasi dieci.

Morale della favola: se qualche studioso locale volesse consultare i documenti storici, ad esempio, del Genio Civile di Livorno o del Cantiere Navale Orlando, può scegliere di sciropparsi una bella gita a Perugia oppure affidare la ricerca alla società privata che gestisce il deposito con relative spese a carico del richiedente. Senza trascurare che, ovviamente, l'Archivio di Stato di Livorno paga dal 2004 un regolare canone d'affitto per detenere tale documentazione nel deposito perugino. Negli ultimi anni si è affacciata pure l'ipotesi di creare la nuova sede dell'Archivio di Stato ricuperando stavolta una parte dello stabilimento ex Pirelli: soluzione che però sembra sia stata definitivamente abbandonata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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