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Sembrò un malore, forse fu ammazzata
Capannoli: Mara Nieri fu trovata senza vita nel cortile di casa. Ora il pm apre un’inchiesta per omicidio: indagato il compagno
CAPANNOLI. La trovarono morta all’alba, una mattina di aprile, davanti alla porta di casa. Riversa sull’erba e i sassi della corte - nel vicolo Marinari a Capannoli - dove viveva insieme al compagno, camionista di 39 anni, e al figlio di 4 anni. Quello di Mara Catani Nieri, 42 anni, casalinga, sembrava un dramma dovuto a un malore notturno che l’aveva spinta - chissà per quale ragione - a chiedere aiuto uscendo di casa, forse per non svegliare il figlio. Il convivente stava dormendo e - , così aveva raccontato ai carabinieri - l’aveva trovata quando ormai non c’era più niente da fare.
Ma come raccontiamo in esclusiva, la verità di quella notte potrebbe essere un’altra e comincia a definirsi negli atti dell’inchiesta aperta dalla Procura di Pisa per accertare le cause e le possibili responsabilità nella morte di Mara. Potrebbe essere l’ennesima donna che paga con la vita quella violenza che sempre più spesso tormenta le famiglie. Il sostituto procuratore della Repubblica, Giovanni Porpora, ha aperto un fascicolo per omicidio preterintenzionale. Il primo indagato, come è naturale che sia anche perché risulta l’unico presente in casa quella notte insieme al figlioletto, è il compagno, attualmente residente a Cascina.
C’è il massimo riserbo da parte della Procura sull’esito dei primi accertamenti. È però sicuro che la prima ricostruzione fatta di quella notte tra il 25 e il 26 aprile si è scontrata con l’esito degli accertamenti medico legali. Le perizie, che devono ancora essere depositate, diranno ancora di più sulle cause della tragedia. Intanto è emerso che sotto le unghie di Mara sono state trovate tracce che farebbero pensare a una colluttazione. L’autopsia e l’esame esterno della salma avrebbero messo in evidenza lesioni così da fare escludere che la morte sia avvenuta per cause naturali. Ecco che a distanza di tre - quattro giorni dalla tragedia nella piccola casa dove abitava la coppia, nel paese dell’Alta Valdera, sono arrivati i Ris di Roma insieme ai carabinieri della compagnia di Pontedera che già erano intervenuti la mattina in cui venne ritrovato il cadavere.
Un lungo sopralluogo a cui ne ha fatto seguito un secondo effettuato l’ultima settimana di giugno. Le lesioni interne accertate e il fatto che la morte potrebbe essere avvenuta per asfissia sarebbero compatibili con quelle di una caduta conseguente alla colluttazione. Inoltre il sopralluogo dei Ris avrebbe rivelato la presenza di numerose tracce di sangue in tutta la casa. Macchie che erano state cancellate. Certo nessuno le aveva viste la mattina in cui la donna era stata trovata morta.
Tracce di sangue sarebbero state messe in evidenza, per esempio, sul pavimento tra il letto e la cassettiera, sulle mattonelle esterne della vasca da bagno, all’interno del bagno stesso, su un’anta del frigorifero, così come sul divano, su un tavolinetto e in un corridoio.
L’autopsia avrebbe evidenziato anche segni di trascinamento sul cadavere che dunque sarebbe stato spostato. E non è escluso che i carabinieri, che in queste settimane hanno sentito i vicini di casa della coppia, stiano cercando di capire se il corpo della donna è stato spostato con l’aiuto di un’altra persona. Tante le ipotesi. Forse la coppia quella sera aveva litigato in maniera violenta - ma i vicini non avrebbero sentito grida - e la donna, per cause e in circostanze tutte da accertare, potrebbe essere caduta per poi morire durante la notte senza che il compagno se ne accorgesse se non quando ormai era troppo tardi.
Intanto, il camionista resterebbe fermo nella prima versione: si è svegliato e si è reso conto che la compagna non era nel letto. L’ha cercata in casa – lui sostiene questo - ma lei non rispondeva. Ha aperto la porta di casa per capire se la loro auto fosse ancora lì parcheggiata e ha visto la compagna morta. La verità su questo caso resta piena di ombre e ancora incerta.
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