Il Tirreno

Livorno

«Ci vogliono murare in casa nostra»

di Lara Loreti
«Ci vogliono murare in casa nostra»

Contenzioso tra due famiglie padrone di un terreno in Borgo Cappuccini: ieri l’intervento dei carabinieri

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LIVORNO. «Ci vogliono murare in casa nostra, qua si rischia il sequestro di persona». Comincia così il pomeriggio di fuoco di una famiglia, quella di Paolo Malacarne, che abita in Borgo Cappuccini e che ha un contenzioso aperto con i vicini di casa. Una guerra di confini che è già finita in tribunale e che ieri ha rischiato di generare. Le acque si sono calmate solo grazie all’arrivo dei carabinieri. Oggetto della discordia, un muro in costruzione su iniziativa di una delle due famiglie che - come denuncia l’altra - ha lo scopo di dividere le proprietà ma che così facendo impedisce ai Malacarne di rientrare in casa. Infatti le due abitazioni hanno un solo accesso in comune, da Borgo Cappuccini. C’è quindi un problema di fondo sostanziale: quel passaggio è l’unico che consente di entrare nell’area. Dall’altro lato del terreno non ci sono vie di uscita, se non un vecchio “relitto stradale” che dà su via Calatafimi ma che ora è ostruito da rovi e sassi, e quindi è impraticabile.

La guerra del muro è scoppiata ieri alle 16.30. In quel momento in casa c’erano Paolo, la sua compagna Roberta, le rispettive anziane madri, il fratello di lei e il bimbo di 13 anni. A raccontare i fatti è la famiglia Malacarne. I vicini hanno espresso il desiderio di non essere citati e non vogliono intervenire pubblicamente sulla vicenda. Lo scenario è quello di una grossa proprietà privata, circa 3500 metri quadri di terreno, su cui si trovano due case con ingressi separati. I Malacarne possiedono la maggior parte del terreno mentre l’abitazione è un po’ più piccola. L’altra famiglia, il contrario. Alla proprietà si accede tramite un cancello elettronico. «Dopo pranzo - dice Paolo - i nostri vicini si sono presentati con la loro avvocata dicendomi così: “Manda via le persone che ora sono nella tua proprietà perché noi stiamo cambiando i codici del cancello e quindi poi non potranno più uscire”. Io ovviamente mi sono ribellato. Ho 52 anni e vivo qui da sempre: posso esercitare il diritto di usucapione sulla servitù di passo». La discussione esplode subito e nel momento clou della lite vengono allertati anche i carabinieri, che intervengono con una gazzella. I militari entrano nella proprietà e invitano le due famiglie a spiegare loro i termini della vicenda. Ma l’unica cosa che possono fare è gettare acqua sul fuoco e far tornare un po’ di pace nella casa di Borgo dei Cappuccini. Nel merito della vicenda non possono entrare, essendoci un contenzioso aperto sui confini della proprietà che si sta discutendo in tribunale.

La lite sui codici del cancellone di accesso alla proprietà si instaura su un’altra vexata quaestio: il muro di confine che i vicini dei Malacarne hanno in costruzione. Per il momento il muro è formato da due linee di mattoni tra le quali c’è un varco che permette a Paolo e alla sua famiglia di accedere alla loro casa. Lo spiega la compagna Roberta: «Pochi giorni fa mi sono ritrovata a chiamare la polizia edilizia perché i vicini volevano terminare l’opera del muro, chiudendoci di fatto dentro. Un po’ la stessa cosa che volevano fare oggi col cancello. Nel passato loro hanno fatto formale richiesta per obbligarci a passare da via Calatafimi per uscire di casa e hanno anche presentato istanza per privarci della servitù di passo. Ma entrambe le richieste sono state respinte dal giudice».

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