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Addio a Silvio Baglioni, incursore coraggioso
Era medaglia d’argento: in Afghanistan aveva salvato i suoi uomini da un attentato e scovato l’autore
LIVORNO. Si è svolta ieri mattina alla caserma Vannucci la cerimonia funebre in ricordo del primo maresciallo incursore Silvio Baglioni, 47 anni, morto venerdì scorso in un incidente durante una arrampicata sulle Dolomiti, a Selva di Val Gardena.
Presenti alla cerimonia, stretti accanto alla famiglia, ai parenti ed ai colleghi paracadutisti, c’erano alpini, carabinieri e marinai, e poi le massime cariche militari fra i quali il capo di Stato Maggiore dell’ Esercito, Claudio Graziano, il comandante del COI Marco Bertolini, il comandante del COFS Maurizio Fioravanti, il comandante dell’Accademia Giuseppe Cavo Dragone, il comandante delle Forze operative della Difesa, Danilo Borrini ed il comandante della Brigata Folgore, Lorenzo D’Addario.
Ricordato da tutti come un soldato dalle straordinarie doti caratteriali ed umane, dotato di un grande coraggio ed altruismo, Silvio Baglioni aveva conseguito nel 2003 la medaglia d’argento al valore dell’Esercito. Nato nel Parmense, da oltre 20 ani stava in città. Incursore scelto del 9° reggimento d’assalto paracadutisti Col Moschin, era stato impegnato nell'ambito dell’operazione Enduring Freedom in Afghanistan. E durante una delicata missione informativa nel centro abitato di Khowst, era stato vittima di una imboscata e sottoposto al lancio di due ordigni esplosivi. Ma grazie alla sua immediata reazione era riuscito ad evitare che i suoi uomini fossero feriti o che i mezzi rimanessero danneggiati. «Successivamente - si legge nella nota di merito - evidenziando una straordinaria prontezza ed un’ammirevole capacità di analisi, riusciva ad individuare l’autore dell’azione e, nonostante l’atteggiamento manifestatamente minaccioso della folla circostante, si lanciava alla cattura dell’attentatore con parte del distaccamento operativo, riuscendo brillantemente nell’intento. Contemporaneamente, in considerazione del fatto che un ordigno era rimasto inesploso nel mezzo della strada cittadina, costituendo elemento di altissimo pericolo anche per la popolazione, ordinava ad alcuni propri uomini di isolare l’area, garantendo l’incolumità dei presenti».
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