Il Tirreno

Livorno

In duemila per dire no al rigassificatore

di Giulio Corsi
In duemila per dire no al rigassificatore

Il corteo funebre per “la morte del mare” invade anche Effetto Venezia: striscioni, corone di fiori e una bara

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LIVORNO. Il caro estinto stavolta era nientemeno che il nostro mare e così una marea di gente ha deciso di prender parte al corteo funebre organizzato da sette comitati cittadini, da una serie di associazioni e da alcuni partiti di opposizione che si battono contro il rigassificatore offshore, arrivato una settimana fa davanti alla costa di Tirrenia.

Tra i manifestanti stavolta non c’erano solo gli attivisti ma famiglie intere, mamme con i passeggini, nonni con i nipoti, babbi in bicicletta. Una manifestazione di popolo così partecipata contro il terminal di Olt non s’era mai vista nei dieci anni e passa che hanno caratterizzato il percorso di approvazione per il suo arrivo ed è paradossale che una risposta del genere sia giunta proprio adesso che la partita è chiusa e che il terminal si trova ormai ancorato a 12 miglia dalla città.

I comitati ritengono in realtà che di chiuso non ci sia proprio nulla. «Vogliamo ricacciare questo mostro là da dove è venuto. Questa è la prima di una serie di manifestazioni per rispedire l’offshore a Dubai», hanno gridato gli organizzatori dall’altoparlante del Fiat Ducato che apriva il corteo. E una volta arrivati in piazza del municipio hanno ribadito il concetto: «La protesta in val di Susa con i cantieri della Tav aperti, ci insegna che la lotta può andare avanti anche adesso che il terminal è arrivato nel nostro mare».

Nel mirino della manifestazione, più che la Olt, c’è finito il sindaco Alessandro Cosimi. A più riprese sono partiti cori e insulti contro il primo cittadino, e ripetute sono state le richieste di dimissioni. Anche se non si può non ricordare che la storia del rigassificatore è eredità che Cosimi si è trovato a gestire dalla precedente amministrazione, per quanto sia stato lui a giocarsi con diverse ombre l’altra importante partita delle compensazioni. E non è un caso che nel finale della manifestazione ci sia stato spazio anche per una serie di attacchi all’ex sindaco Lamberti e al governatore Rossi.

I manifestanti si sono trovati in piazza Mazzini all’ora del tramonto. Uno striscione nero con su scritto “Cavie fresche” e palloncini dello stesso colore tappezzavano il prato. Lentamente la piazza ha iniziato a riempirsi. Cento, duecento, trecento persone. Sono apparse corone di fiori, fasce nere in segno di lutto da legare al braccio e decine di bandiere contro l’offshore. Quando alle 21.30 è arrivato il Fiat Ducato con una bara di cartone sul tetto e il rap di Pugni in Tasca sparato a tutto volume, i popolo anti Olt era lievitato.

Controllato a distanza da alcune decine di poliziotti, carabinieri e vigili urbani, il corteo si è subito fermato davanti alla sede di Olt, nell’ex direzione del cantiere Orlando. Lì è stata depositata una prima corona di fiori “in ricordo del mare Oltraggiato” e affisso uno striscione: “Le nostre vite valgono più dei vostri profitti”. Poi la manifestazione è ripartita sugli scali Novi Lena avviandosi verso la Venezia.

Il traffico in direzione e in provenienza dal viale Italia è stato bloccato per oltre un’ora, fino a quando il corteo che nel frattempo era cresciuto ancora, non è arrivato in Venezia, dove era in corso l’ultima serata della kermesse lungo i canali. I duemila, preceduti dalla finta bara portata a spalla, hanno attraversato via della Venezia, piazza del Luogo Pio, scali del Refugio, via Borra in mezzo a spettacoli di strada, bancarelle, gente a cena e a passeggio, scandendo cori contro Olt e contro Cosimi. L’ultima tappa in piazza del municipio dove un’altra corona è stata deposta insieme a una decina di striscioni.

@giucorsi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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