Il Tirreno

Livorno

«Spariti con i soldi per i fornitori» Giallo dietro al bar Buontalenti

di Federico Lazzotti

Saracinesche giù, ma i titolari hanno incassato 128mila euro di contributi pubblici e non si trovano La Procura ha aperto un’indagine dopo la querela del titolare della ditta che ha fatto i lavori

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LIVORNO. Le saracinesche marroni del bar, gelateria, yougurteria “Il Buontalenti”, all’angolo tra piazza Cavallotti e via del Giglio, nel cuore del commercio e del via vai cittadino, sono abbassate da oltre un mese. Ma dietro all’insegna rinnovata solo pochi mesi prima, all’inizio di dicembre, c’è un giallo sul quale sta lavorando la Procura della Repubblica e che ha il sapore del raggiro.

Al centro degli accertamenti disposti nei giorni scorsi dal magistrato ci sono un finanziamento pubblico di quasi 130mila euro che si è volatilizzato, alcuni movimenti bancari sospetti e soprattutto la scomparsa dei proprietari del locale che dal 18 giugno avrebbero fatto perdere le proprie tracce nonostante i tentativi dei creditori di mettersi in contatto con loro per chiedere spiegazioni.

«Dobbiamo andare a Venezia perché mia madre deve essere operata, torniamo tra qualche giorno», ha detto la donna al telefono ad uno dei fornitori.

Fabio Buonaccorsi, titolare della ditta di interni e design Marea srl, di giorni davanti agli occhi ne ha visti sfilare diversi, poi ha iniziato ad indagare, e più ha scavato e più ha temuto di essere finito in un tunnel senza via di uscita, con le fatture scadute, le banche che chiedono spiegazioni e garanzie. E poco importa se potrebbe non essere l’unica vittima.

«Tutto è iniziato nell’ottobre scorso - racconta l’imprenditore nel suo ufficio di via degli Scalpellini, nella zona industriale - quando sono stato contattato da una giovane coppia che mi ha chiesto di fare un preventivo per l’allestimento e l’arredamento di un locale che avrebbero aperto a breve, il bar Buontalenti».

Al vertice della sas Conopoli con sede legale nella provincia di Massa Carrara risulta esserci Veronica Ciampi, 35 anni, che con il marito Christian Morganti, 36, ha acquisito la licenza dello storico locale e preso in affitto il fondo commerciale.

«Dopo aver completato il progetto - prosegue Buonaccorsi - sono stato io a consigliare alla coppia di fare domanda per avere accesso ai finanziamenti pubblici messi a disposizione da Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa».

Così all’inizio dell’anno, con il locale già aperto e i lavori consegnati, i proprietari del bar hanno inviato la richiesta di finanziamento allegando alla domanda la fattura della Marea srl di 149.539,18 euro.

«L’accordo - va avanti l’imprenditore - era che al momento in cui Ivitalia avesse girato il denaro sul conto della società, loro li avrebbero consegnati a me. Che nel frattempo avevo portato la fattura in banca a garanzia facendomi anticipare parte di quello che dovevo incassare».

Quello che molto probabilmente la magistratura dovrà chiarire è cosa sia avvenuto tra il 18 giugno e il 22, in particolare se i movimenti bancari siano stati casuali e spiegabili logicamente e penalmente oppure sia andato in scena «un piano preordinato», come si legge nella querela.

L’unica cosa certa, infatti, è che il 18 giugno l’agenzia governativa ha versato sul conto della sas Conopoli presso la banca l’agenzia di via Marradi del Banco di Lucca e del Tirreno, circa 128mila euro.

«La somma - recita la denuncia - non è stata poi girata a favore della Marea come da accordi, ma nei giorni successivi i coniugi, dopo aver ritirato una parte di denaro in contanti ed aver disposto per il resto alcuni bonifici in favore dei parenti, si sono resi irreperibili, fuggendo - è una delle ipotesi - probabilmente all’estero».

In particolare, dei 128 mila euro che Invitalia ha girato sul conto della sas, 38mila sarebbero stati incassati in contati dai coniugi, mentre gli altri 90mila sul conto di terzi.

A rendere il giallo ancora meno chiaro c’è il particolare, non secondario, che il locale risulta chiuso da sabato 22 giugno. «Dopo la partenza dei titolari - raccontano - i dipendenti sono rimasti aperti per qualche giorno prima di buttare giù la saracinesca».

Fabio Buonaccorsi, dunque, potrebbe non essere l’unico fornitore ad essere in credito. «Altri devono avere dei soldi. Il problema - conclude - per me è che la fattura è scaduta e la mia banca vuole che rientri ma di questi tempi non è facile soprattutto quando sei stato raggirato».

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