«Vendevano cibo scaduto», quattro livornesi a processo
Accusati di associazione per delinquere, secondo la Finanza il gruppo falsificava le etichette e allungavano la vita dei prodotti che commerciava
LIVORNO. Prolungavano, ma solo sulla carta, la vita alimentare di prodotti che finivano sulle tavole di migliaia di famiglie. Cibo scaduto o prossimo al giorno in cui avrebbe concluso il suo ciclo commerciale. Solo che qualcuno avevano pensato che per rivitalizzare le cibarie bastava sbianchettare l'etichetta con la scadenza e scrivere una nuova data. Da prodotti da mandare al macero a beni da ricollocare sugli scaffali. E il guadagno era assicurato, nell'ordine di centinaia di migliaia di euro stando alle accuse della Procura.
Accusate di associazione a delinquere finalizzata alla frode alimentare, undici persone sono state rinviate a giudizio tra questi quattro livornesi. A processo sono Alessandro Dossena, 53 anni, di Livorno; Elvio Straccamore, 56 anni di Alatri (Frosinone); Renato Baratto, 66 anni, di Brescia; Ferdinando Marcandalli, 85 anni, di Lodi; Roberto Casassa, 44 anni, di Brescia; Giuseppe Perotti, 65 anni, di Pavia; Gian Battista Boschiroli, 66 anni, di Crema; Giorgio Profeti 67 anni, originario di Peccioli, residente a Livorno; Mauro Passetti, 79 anni, nato a Pontedera, residente a Crespina; Paolo Santerini, 65 anni, di Livorno; Songren Che, 58 anni, residente a Livorno.
L'inchiesta della Finanza risale al maggio 2008 con l'operazione "Safe food" nella quale furono arrestate anche tre persone e concluse 27 perquisizioni in tutta Italia. Le Fiamme Gialle sequestrarono 250mila prodotti tra dolci, barattoli di pomodoro, verdure grigliate, pasta all'uovo, sottaceti, perfino caviale, merendine per bambini. Furono messi i sigilli anche al macchinario con cui venivano falsificate le etichette e il capannone, a Ceppaiano (Crespina) dove arrivava e ripartiva la merce.
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