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Livorno

È la nostra tradizione, non esclude nessuno

È la nostra tradizione, non esclude nessuno

LIVORNO. Fiorenzo “Cino” Milani, uomo di mare come pilota portuale e come presidente del Propeller: lei è stato fra i promotori dell’idea di collocare una statua della Madonna all’ingresso del porto,...

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LIVORNO. Fiorenzo “Cino” Milani, uomo di mare come pilota portuale e come presidente del Propeller: lei è stato fra i promotori dell’idea di collocare una statua della Madonna all’ingresso del porto, dopo tutte le polemiche ha cambiato idea?

«Francamente non la vedo come un blitz, come una sorta di vessillo di conquista piantato nel cuore del porto. Credo ci sia un fraintendimento...».

Davvero pensa che tutto possa nascere solo da un equivoco?

«Fa parte della tradizione marinara a qualunque latitudine affidarsi a una religiosità popolare fatta di piccoli grandi gesti quotidiani. Sul ponte di comando delle navi greche c’è San Nicola, a bordo di navi del Meridione c’è la Madonna di Pompei...»

Tutta simbologia cristiana. E l’equivoco dov’è?

«Ma non crediate che sia molto diverso a bordo delle navi turche o arabe o di qualunque altra zona del mondo: cambia il nome da dargli e il modo per identificarla».

Insomma, lei dice che ovunque c’è un senso di religiosità.

«Fa parte della tradizione marinara: qui da noi gli equipaggi andavano a rendere omaggio alla Madonna del Saluto, un dipinto che anticamente era al Ponte dei Francesi : prima di imbarcarsi e poi al ritorno».

Stiamo parlando di un lontano passato...

«Io penso che in realtà, ed è qui che secondo me casca l’equivoco, la differenza sia fra chi vive in mare e chi sta a terra. Ecco forse il problema sta nel fatto che quelli che io chiamo i “terrestri” non si sentono parte di tradizioni che invece sente nel dna chi ha fatto del mare la propria vita, il proprio mestiere, la propria passione».

Difficile pensare che possa esserci tutta questa differenza...

«Per esperienza so che chi deve fare i conti con il mare sa di essere così piccolo di fronte alla grandezza della natura. Non mi faccia passare per un bigotto: sto parlando di religiosità, di spiritualità: di quel bisogno che ha chiunque avverta la propria condizione di solitudine e di fragilità difronte a elementi tanto più grandi di lui».

Sta di fatto che qui c’è una Madonna, figura-chiave della dottrina cattolica, in mezzo al porto.

«È un simbolo religioso e fa parte della religiosità che la nostra cultura può esprimere: chissà cosa le avrei detto se fossimo stati in una città musulmana o induista. Ma non stiamo parlando di un simbolo che esclude: è la “Madonna dei popoli”. Al plurale, mi spiego? E avrà suggestioni e sembianze plurali: multietniche com’è nella tradizione della nostra città».

Ma perché dedicarla proprio la Madonna?

«Basta dare un’occhiata alla galleria degli ex voto nel santuario di Montenero per accorgersi che moltissimi di essi hanno a che fare con il mare».

Avviene qualcosa del genere in larga parte dei paesi mediterranei...

«È quel che dico io: non è una alzata d’ingegno tutta livornese, è una radice che troviamo declinata in vari modi in tanti porti. Anche sulla sede dei Piloti abbiamo una antica Madonna: non credete che chi spesso si trova a rischiare la pelle si ritrovi ad alzare lo sguardo verso un’icona?».

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