«Pronto a candidarmi a sindaco di Livorno»
Il primo cittadino di Collesalvetti non esclude di scendere in pista ma solo se ci saranno primarie aperte. «La giunta Cosimi? Stile Letta, rinvii su rinvii»
LIVORNO. «Candidarmi a sindaco di Livorno? Se ci sono le primarie aperte ci penso». Il primo cittadino di Collesalvetti, Lorenzo Bacci (33 anni), per la prima volta apre alla possibilità di correre per il timone del municipio labronico. Lo fa nel corso di un forum organizzato nella redazione del Tirreno a meno di un anno dalle amministrative. Bacci, in un faccia a faccia di circa due ore, guarda verso i Quattro Mori e affronta il nodo del rapporto con l’amministrazione Cosimi, toccando punti chiave come porto, interporto, lavoro. E mette i puntini sulle ^ col suo partito, che fra pochi mesi dovrà misurarsi, anche in città, con un congresso chiave.
Sindaco, c’è collaborazione tra Livorno e Collesalvetti?
«Esiste una collaborazione consolidata tra le due amministrazioni, ad esempio nell'ambito dei servizi alla persona. Altro sono gli impegni che hanno bisogno di essere portati avanti giorno per giorno e che fanno fatica a procedere. In questi anni abbiamo provato in tanti modi a farci percepire da Livorno come un territorio strategico e sappiamo che qualunque idea vogliamo avanzare nei confronti della Regione passa necessariamente dal filtro del Comune livornese. Abbiamo cercato di aggiornare il lavoro delle precedenti amministrazioni, che era inquadrato in una fase precrisi. L'ultimo protocollo d'intesa tra i due Comuni e la Provincia risale al 2007: ma oggi, con le aziende che se ne vanno, ha ancora senso insistere su un'impostazione che richiede investimenti ingenti del pubblico e dei privati su nuove aree (messe a disposizione di Spil come soggetto attuatore) quando abbiamo un Interporto con 300 ettari già urbanizzati, di cui circa 150 ancora disponibili? Un’area attrezzata, vicina a superstrada e autostrade. Qui è nato il primo elemento di conflitto».
Lei ha sostenuto la necessità di utilizzare l’Interporto non solo in chiave logistica, ma anche come area industriale e manifatturiera. Perché?
«Il punto è chiarire cosa significa che l'Interporto è a servizio del porto: per noi, come c'è scritto nel Pot dell'Authority, significa ampliarne le funzioni perché diventi anche un'area produttiva e manifatturiera dove magari delocalizzare attività che oggi occupano spazi a banchina che potrebbero essere sfruttati in altro modo. Ogni retro porto che si rispetti in Europa ha spazi produttivi, manifatturieri e per la logistica. Perché non dovremmo attirare nuove lavorazioni? Con fatica siamo riusciti a convincere la Regione. Però c'è un'incapacità di andare oltre le parole».
Ma qualche investitore si è fatto avanti con questa nuova impostazione? Altrimenti…
«Sì. Per la verità qualcuno si era fatto avanti anche prima. Emblematico è il caso Ikea. All’Interporto dal 2006, non da oggi, sono previsti 30mila metri di area commerciale. Un'area pronta, vuota, dove poteva tranquillamente insediarsi Ikea. La società è venuta, ha visto, ha valutato, poi ha scelto Pisa. Soprattutto, a Pisa ha trovato un'interlocuzione unica. Io al tempo ho cercato per tre giorni il sindaco di Livorno raccomandandomi di fare una proposta unica dal territorio: poi al quarto giorno ho letto della volontà di portare Ikea al Nuovo Centro: è normale che il presidente Rossi abbia sguazzato in questa situazione... Insomma, gli investitori interessati ci sono: nell'ultimo periodo imprenditori del manifatturiero si sono presentati anche in Regione. Ma non la fa il sindaco di Collesalvetti la politica di marketing: bisogna che il Vespucci venga venduto fuori, con questa nuova veste».
Il Comune di Colle ha chiesto di entrare nel comitato portuale: a che punto siete?
«Lo chiediamo dal 2010. All’inizio Livorno ci ha detto che non era possibile, dando un’interpretazione della legge 84/’94. Il ministero, non più tardi di due mesi fa, ci ha invece detto che non ci sono problemi, però serve una condivisione politica a livello locale. L’Autorità portuale, che dovrebbe fare la richiesta formale, si è limitata a chiedere un pre-parere al ministero. Due aneddoti: nel 2010 andai col professor Paoli in Regione a parlare col capo di gabinetto di Rossi e condividemmo l’idea che per parlare di “porto della Toscana” bisognava iniziare a camminare verso Firenze. Avrebbe dovuto essere convocato un tavolo, ma i mesi passavano e non accadeva niente. Così chiesi perché e in presidenza mi risposero che si doveva aspettare il 2014...
Secondo aneddoto: nella bozza del Pot che doveva andare in discussione il 20 dicembre nel comitato portuale si leggeva che l’Authority si sarebbe impegnata a far entrare Colle nel comitato. Passarono sei ore da quando mi fecero avere la bozza di straforo, poi mi chiamarono da Palazzo Rosciano per dirmi che c’era stata una riunione tra il vicesindaco e il segretario dell’Authority e che quel passaggio era venuto meno. Abbiamo dovuto esercitare lunghe pressioni per farlo reinserire. Ecco: nel 2013, non è più possibile scontrarsi con un muro di gomma ed essere frenati da un’impostazione per cui le scelte strategiche possono essere partorite solo a Livorno. Io darei anche le chiavi del Comune di Colle al sindaco di Livorno, se necessario, ma assuma su di sé le opportunità che ci sono».
Che giudizio dà dell’amministrazione Cosimi?
Sorride e resta qualche secondo in silenzio: «Un po' stile Letta, si rimanda e si rinvia. Perché dico questo? Abbiamo da tempo una bozza di protocollo di intesa con l'amministrazione livornese. Ne ho parlato col sindaco all'inizio del mandato, lui poi ha delegato molto Spil a gestire i rapporti con noi e questo secondo me è stato un errore strategico. Tra l'altro stiamo valutando il senso della nostra permanenza dentro Spil (abbiamo una quota molto piccola), perché molte delle questioni che la società ha portato avanti negli ultimi anni non rientrano nella sua mission. Un esempio è l'Odeon. Spil dovrebbe essere la società che crea gli strumenti per portare avanti le scelte di politica industriale di un territorio, ma bisogna che prima queste scelte si facciano. Cosimi ha delegato in parte a Spil e in parte agli assessori la gestione dei rapporti con Colle: vicesindaco, Toncelli, Bogi, Grassi… non è stato facile tenere il filo di interlocuzione con un cambio continuo di assessori. Fatto sta che siamo arrivati al 2013 e il protocollo sulle attività industriali non è stato firmato. Nel frattempo ne è stato siglato uno tra Regione, Provincia e Comune di Livorno».
Guardiamo al congresso. Cosa pensa della gestione del segretario comunale del Pd De Filicaia?
«Non ho rapporti tali per dire se sia un valido segretario. So che ha fatto dei passaggi con la nostra unione comunale per cercare di dare supporto alla prospettiva di collaborazione tra le amministrazioni: è stato utile, per quanto poi non si sia arrivati a nulla. L'unica cosa che posso dire è che mi sembra lo specchio dell'amministrazione livornese: con la conferenza programmatica si era aperto un canale di dialogo interessante, sfociato in un'iniziativa congiunta alla Festa democratica dello scorso anno. Poi è rimasto tutto uguale. Siamo stati lasciati fuori da decisioni cruciali per il nostro territorio anche nel dopo conferenza. Un esempio: la variante di Vallin Buio (dove si trasferiranno le attività nocive, ndr). Mi sarebbe sembrato il minimo trovarsi tutti intorno a un tavolo, visto che alla fine quell'area è più vicina a Stagno che a Livorno. Invece politicamente non siamo stati coinvolti».
E la gestione della Federazione da parte di Lippi?
«Lippi dovrebbe essere quel soggetto che cerca di alzare il livello e richiama all'ordine i suoi, non solo quando attaccano Bersani, la Bindi…. Dovrebbe programmaticamente inchiodare a un ragionamento di confronto le amministrazioni. Per quanto mi riguarda, in questi anni non è arrivato il supporto politico che mi sarei aspettato dal mio partito, ma ci sono abituato. All'inizio era perché non mi dovevo candidare alle primarie, poi per la questione delle piscine, poi perché sono renziano… sbaglierò sempre io, ma dal partito non è mai arrivata nemmeno una difesa d'ufficio al sindaco di Colle. Sull’Interporto siamo stati attaccati in maniera pesante da Sel, che infatti non è più nella nostra maggioranza. Ci fosse stato qualcuno che ha detto: “Guardate che la scelta di aprire alle attività produttive non è di tre bischeri, ci crediamo anche noi, l'abbiamo votata nell'attivo del partito”. No, bisogna tenersi tutti buoni in vista di future alleanze. Altro esempio: siamo stati attaccati sulle piscine dalla Cna, che è un'associazione rispettabilissima, ma non una costola del Pd. Anche qui niente, silenzio. Se andiamo avanti con la logica dell'equidistanza e del tenere tutti in collo, il Pd fa la fine che sta facendo a livello nazionale. E Livorno è la fotografia del nazionale: mentre ci sono territori dove il partito è più “smart”, forse perché non detentore del potere da sempre, qui c'è il patto di sindacato delle correnti. Ci si ostina a dire che chi si riconosce in Renzi lo fa perché anche lui si è inserito in una corrente. Ma non è questo il punto: Renzi domani potrebbe anche decidere di farsi da parte, ma l'esigenza che in questo partito cambino le cose resta. L'esigenza di dare il segnale che governare è diverso da amministrare: non puoi andare a Cecina e dire che va bene l'ospedale, andare a Pisa e dire che va bene l’ospedale... a tutti racconti che va bene tutto e poi arrivi in fondo e fioriscono i comitati. Renzi ha dato il segnale che se anche la scelta di cui sei convinto crea conflitto nella tua città, vai avanti: il consenso che perdi da una parte lo guadagni da un'altra. Se continuiamo a pensare che l'elettorato sia un monolite e che sia quello da tutelare, il partito ha la morte segnata».
Cosa pensa dell’unione delle segreterie comunali di Livorno e Colle?
«Ad oggi non c’è alcuna possibilità. Si sono scordati anche di invitarci alla Festa alla Rotonda...».
I renziani al congresso presenteranno loro candidati?
«A livello regionale è già sceso in campo Parrini (sarà a Livorno oggi e il 24 agosto a Colle). Anche a Livorno servirebbe una figura di rottura e cambiamento. Un soggetto forte, che faccia sì che tutti si sentano rappresentati nel partito, cosa che non si ottiene mettendo un esponente di ogni corrente nella segreteria. Insomma, uno che ascolti e traduca in una sintesi che non sia quella che mette d'accordo tutti, ma che sposta in avanti le discussioni, senza preoccuparsi se il bindiano, il civatiano, il renziano di turno restano delusi. Guardiamo fuori dal partito, non dentro. Chiederemo primarie aperte, ma so per certo che a Livorno non si vogliono fare…»
Ma che significa? Che lei potrebbe candidarsi a sindaco di Livorno?
«Avendo notato l'influenza dominante che il Comune di Livorno ha sul territorio di Colle, potrebbe avere valore anche per i colligiani il fatto che chi fa il sindaco di Livorno abbia una visione come quella che ho provato a delineare. Per i colligiani e per i livornesi, per i quali avere aree, prospettive, un porto che cresce è l'unica via per uscire da questo vortice di crisi. Per rispondere alla domanda mi tocca citare di nuovo Renzi: se qualcuno mi dice se ci sono le primarie aperte è qualcosa che si può valutare...».
Quindi?
«Quindi se ci sono primarie aperte sì, ci penso».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
(intervista a cura di Andrea Lazzeri, Juna Goti, Mauro Donateo)
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