Il Tirreno

Livorno

Pd, sarà un congresso per decidere il sindaco

Dietro l’elezione dei segretari locali si gioca la partita del voto per il Comune Tensioni tra i democratici: dovranno decidere se pescare fuori o dentro il partito

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LIVORNO. Si parta dai territori, ha detto Bersani alla festa Pd alla Rotonda. Prima il rinnovo degli organismi dei circoli, delle federazioni, dei livelli regionali e dopo, solo dopo, il congresso nazionale. In chiave livornese significa che il partito che oggi governa la città si troverà a fare un congresso che, a pochi mesi dalle amministrative, più che eleggere i segretari locali, discuterà del nuovo sindaco.

Spifferi, correnti, le solite gole profonde, anche i silenzi. Tutti sono già in moto per disegnare il puzzle in vista del voto di giugno. Voto che in via Donnini preoccupa, perché per la prima volta anche a Livorno il ballottaggio sembra scontato.

Yari De Filicaia ha già fatto sapere che si ricandiderà alla guida del comunale. Ma da quando ha tentennato di fronte all’ipotesi di volare in Parlamento, si è fatto parecchi nemici. Tra gli iscritti vicini all’ex parlamentare Bolognesi, al capogruppo in Regione Ruggeri, allo stesso sindaco Cosimi. In qualche circolo si parla da tempo di una mozione unica a sostegno di un candidato alternativo. Ma non è chiaro, ad esempio, cosa faranno i renziani. Anche perché forse si aprirà un’altra partita: il Pd potrebbe candidare Samuele Lippi a sindaco di Cecina, liberando il timone della Federazione...

È chiaro che ogni mossa avrà un peso sul dopo Cosimi. Diciamo la verità: un delfino non c’è. Una parte del Pd ha provato a giocare la carta Concita De Gregorio, nella logica del «fuori dagli schemi politici, donna, che piacerebbe alle associazioni e al fronte di sinistra». Perché per i democratici sarà difficile sottrarsi alle primarie di coalizione, con il rischio di outsider (a sinistra piace, ad esempio, Marco Guercio, mentre nei salotti si dice che scalpiti Attilio D’Alesio). L’ipotesi De Gregorio sembra però tramontata, mentre si ripete il nome dell’avvocato Giuseppe Angella: democratici di spicco lo mettono sul tavolo ogni volta che si parla di professionisti papabili. Per il filone “candidato società civile” è sempre lì il nome del costituzionalista Emanuele Rossi, mentre chi vorrebbe un amministratore puro tira fuori il vicesindaco Picchi, l’assessore regionale Simoncini e l’assessora prof universitaria, Colombini. «Ma la coalizione non ce li passerebbe...». I soliti bene informati raccontano che anche da Palazzo Civico sia partita la telefonata per convincere Marco Ruggeri, che però ha il delicato compito di guidare il gruppo Pd in Regione e semmai, si dice, potrebbe ambire a un assessorato a Firenze. C’è poi chi si lascia scappare che «alla fine tireremo per la giacchetta Filippi». Alessio Ciampini, che si è dimesso dalla segreteria di De Filicaia e ha fondato un blog, è visto di buon occhio, «ma dovrebbe fare almeno un’esperienza da segretario, capogruppo in Comune o assessore». E se alla fine il sindaco venisse dal porto o dall’ospedale?(j.g.)

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