«Scolmatore, le nostre 600 barche imprigionate delle porte vinciane»
La protesta di uno dei circoli lungo il canale: gli enti snobbano il problema e fanno lo scaricabarile «La soluzione? Un passaggio alla foce ora insabbiata: largo 4-5 metri e profondo 60 centimetri»
LIVORNO. Accanto al ponte girante del Calambrone sulla strada per Tirrenia, ora le “porte vinciane” sono di solito chiuse: è quel che serve per salvare la Darsena Toscana dall’insabbiamento ma imprigiona alcune centinaia di barche. Colpa del fatto che la foce dello Scolmatore è ormai a profondità quasi zero: impossibile passare di lì, si arriva in mare solo passando dal porto. E dunque solo nell’orario in cui le “porte vinciane” possono aprirsi: un’ora al mattino (dalle 9,30 alle 10,30) e un’ora nel pomeriggio (dalle 16,30 alle 17,30).
A sollevare il problema è il circolo Scolmatore con il presidente Cinzia Bassi e del marito Giovanni Barlantini («ma è un guaio che riguarda anche altri tre circoli come Il Cormorano, Mare e Fiumi, Il Ponte»): in tutto «circa 600 barche».
Chi ha la barca lungo il canale può usarla solo a orari prefissati. «E che non ti capiti una disavventura o un ritardo perché allora tutto si trasforma in una odissea», afferma Bassi. Casca a fagiolo come esempio il caso di un socio che, «a causa di un capriccio del motore», ce l’ha fatta a rientrare solo alle 19 perciò ha trovato le “porte vinciane” chiuse. Come se l’è cavata? «È andato a girare fra Fossi e porto per trovare un buco, l’ha trovato pagandone l’affitto, è rimasto a bordo con il bambino piccolo e ha potuto tornare al suo posto-barca solo la mattina dopo».
La presidente del circolo Scolmatore non s’illude granché che le “porte vinciane” possano essere tenute aperte. Ma non ci sta a veder snobbate le esigenze del mondo della piccola nautica: «Ho scritto – riferisce Bassi – non so quante lettere in cui facevo presente il problema alla Provincia di Livorno, a quella di Pisa, alla Capitaneria, all’Authority, all’Ufficio Fiumi e Fossi, al Genio Civile. Risultato: un continuo scaricabarile da un ente all’altro, da un ufficio all’altro, da una competenza all’altra».
Cosa chiede questa fetta del “popolo delle barchette”? «La speranza, ovviamente, – dice Bassi – sta nella sistemazione definitiva della foce per riportarla alla profondità che deve avere. Ma è un lavoro che potrebbe essere complesso e magari andare in là con il tempo. Intanto, secondo noi c’è la possibilità, sempre puntando a farci passare dalla foce dello Scolmatore. Basterebbe un dragaggio limitato, anche solo portando via una sessantina di centimetri di sabbie dal fondale. Sarebbe sufficiente a creare un percorso largo 4-5 metri delimitato da boe per consentirci di uscire in mare aperto».
Al circolo avevano pensato di provvedere da soli a indicare con piccole boe un passaggio che, già con queste condizioni di fondali inadeguati, permettesse di provare a uscire dalla foce. «Non sono durate neanche 24 ore, – dice Bassi – prima della mattina seguente le avevano già rubate. Non eravamo mica stati con le mani in mano ad aspettare che qualcun altro ci risolvesse il problema, ma attivarsi da soli non era servito a nulla: la mattina dopo eravamo punto e a capo».
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