Il Tirreno

Livorno

Ippodromo in crisi, D’Alesio e Ghezzani strigliano Alfea

di Ludovica Monarca
Ippodromo in crisi, D’Alesio e Ghezzani strigliano Alfea

Gli ex vertici della Labronica Corse invitano a fare presto Poi contrattaccano: «Da parte nostra nessuna malagestione»

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LIVORNO. «Alfea tace da settimane, ma bisogna fare presto se non si vogliono perdere davvero i finanziamenti».

Andrea Ghezzani e Attilio D’Alesio, rispettivamente ex presidente (fino ad agosto 2010) e ex direttore (fino a aprile 2011) della Labronica corse Cavalli, “strigliano” i pisani e chiedono una svolta urgente per il Caprilli che, dopo aversi visto spostare molte delle corse estive su Firenze (compreso il premio Livorno) rischia seriamente di perdere i finanziamenti del ministero. Il 28 luglio è l’ultima data indicata dalla società pisana per la riapertura dell’ippodromo, ma la strada è in salita e non vi è nessuna certezza che per allora il Caprilli potrà essere pronto.

«I nostri sentimenti passano dal dolore alla rabbia – affermano gli ex dirigenti – nelle scorse settimane abbiamo letto accuse pesanti nei nostri confronti – affermano – Se hanno qualcosa da dire sulla nostra gestione lo facciamo mettendoci nomi e cognomi. Noi non abbiamo niente da nascondere».

Perché convocare una conferenza stampa proprio adesso? «Per fare chiarezza – spiega Ghezzani – La Labronica, costituitasi nel 2973 per volontà del sindaco Raugi e del presidente della Livornese Corse Cavalli (Cave Bondi), ha gestito l’ippodromo Caprilli per 37 anni con grandi risultati sia in termini economici che strutturali, con investimenti importanti e qualificanti per l’ippodromo e la città. Non ci stiamo ad essere descritti come ciò che non siamo». I dirigenti vogliono mettere i puntini sulle “i”, insomma, «perché sentire parlare di sprechi, mala gestione, assunzioni farlocche ed in esubero o di inquadramenti del personale taroccati etc. da parte di persone o disinformate o in malafede o interessate a prendere possesso dell’ippodromo offende noi, ma anche Livorno».

Sul buco di milioni di euro dell’ippodromo Ghezzani e D’Alesio specificano: «Non si tratta di malagestione. Tutto è iniziato nel 2005 quando la Convenzione Unire, redatta dal signor Panzironi, ha ridotto le entrate della Labronica di 600mila euro l’anno». Una cifra pesante, che diventa un macigno soprattutto «perché quella convenzione, su nostro ricorso, era stata annullata dal Tar e dal Consiglio di Stato, ma ha continuato ad essere applicata. Ancora adesso, seppure ridotta del 50%».

Alla convenzione si aggiunge poi la questione della liquidazione della società. «Noi avevamo una convezione fino al 2016 con il Comune, quando tutto è stato liquidato abbiamo dovuto coprire l’apporto di capitale subito. Tra questo e la “famosa” convenzione si arriva facilmente a un buco di più di 2,5 milioni e mezzo».

Un altro nodo fondamentale da chiarire per D’Alesio e Ghezzanti è la cessione delle quote societarie al Comune. «Per come è stata raccontata sembra che siamo tirati indietro, ma non è assolutamente così – affermano entrambi – Prima che il Comune decidesse di acquistare le quote della Livornese corse Cavalli, nel 2010 era stata proprio l’amministrazione stessa a pensare di cedere le proprie di quote societarie. Noi c’eravamo oferti con una lettera raccomandata inviata al sindaco del 24 novembre 2009 di acquistare le quote comunali, ma abbiamo ricevuto parere negativo a firma del segretario generale». Non ci stanno a sentirsi dire che “si sono tirati indietro”. «La Livornse non si è mai tirata indietro rispetto alle sue responsabilità ed anzi nel 2011 si era attivata per trasformare la Caprillina in Fondazione di partecipazione, ma le nostre proposte non sono mai state prese in considerazione dall’amministrazione comunale».

Non sono accuse, precisano, «non vogliamo esprimere nessun giudizio sull’operato di alcuno, ma semplicemente chiedere rispetto per il lavoro fatto negli anni. «Che poi la crisi dell’ippica, le scelte operate nel 2005 con la convenzione Panzironi, alcune scelte politiche e le volontà egemoniche di qualcuno, redano necessaria la dismissione del Caprilli, a noi non piace, ma non ci resta che prenderne atto».

E poi annunciano: «Non si capisce perché la Labronica non possa gestire l’ippodromo fino a gennaio. In fondo lo stanno già facendo. Che differenza c’è tra oggi e gennaio? Bisogna prendere una posizione prima che sia troppo tardi».

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