Il presidio
Gli Uffizi sulla costa, Massa si propone
Alla soprintendente di Firenze piace l’idea lanciata dal Tirreno
Il Louvre ha aperto una succursale a Lens, Francia del Nord, ex area industriale depressa. Perché gli Uffizi non fanno altrettanto in Toscana? Ci sono 2.300 opere nei magazzini della galleria fiorentina che non aspettano altro che di essere esposte. L’idea, lanciata dal Tirreno qualche giorno fa, piace a Cristina Acidini, soprintendente per il Patrimonio storico, artistico e per il Polo Museale di Firenze. Fra l’altro il nuovo decreto offre uno strumento importante: i pezzi ora tenuti nei sottoscala del museo (dipinti su tela e su tavola, statue marmoree, autoritratti del 900…) potrebbero circolare grazie a concessioni a lungo termine nella Toscana dei mille campanili, con benefici riverberi sull’economia dei territori. La prima candidatura a ospitare le opere degli Uffizi già c’è: Massa Carrara offre Palazzo Ducale, oggi sede della Prefettura e della Provincia.
Ma, se anche il progetto mettesse gambe, non sarebbero gli Uffizi 2. «Pensiamo alla Francia e alla distanza che c’è tra Parigi e Lens – dice la sovrintendente Acidini – fare un distaccamento degli Uffizi a 100-120 km da Firenze fa sorridere; per noi tra Firenze e Livorno c’è un abisso di cultura e di tradizioni: per un turista cinese sono due “punti” collegati da una breve distanza. Gli Uffizi inoltre sono un brand e con una moltiplicazione del nome si corre il rischio di sfuocare l’immagine della Galleria». Mentre chiude una porta, però la sovrintendente ne apre un’altra: «Piuttosto penserei alla messa a regime di uno strumento innovativo che è contenuto nel decreto del Fare - spiega - e cioè la “concessione” (di opere) anche a lungo termine. Già le concediamo, ma non a lunghissimo termine».
La Galleria del resto ha da tempo inaugurato il progetto “La Città degli Uffizi”, accreditando altri siti ad esporre. La logica è: trasmigrare da Firenze alla “periferia” opere che hanno un legame con il territorio-meta. E ogni volta che c’è stato un trasferimento, è stato un successo: basti pensare a quando gli Uffizi “sono andati” (nel 2011) a Montecatini con i “Santi poeti navigatori”.
Non si parte insomma da zero e anzi la soprintendete rilancia, pensando non solo agli Uffizi, ma all’intero Polo museale fiorentino: «Il nome “Uffizi” è un valore - spiega Acidini -, ma semplifica una realtà molto più complessa. Noi abbiamo la possibilità di mettere in rete questa realtà che è unica, facendo circolare opere di grande interesse senza toglierle alle sale dei musei. Pensiamo a una mostra dedicata ai porti, alle marine, ai naufragi: per realizzarla si potrebbe prendere a prestito opere dagli Uffizi, dalla Galleria Palatina, ma anche dai musei di nicchia. Senza aprire delle “filiali” si possono fare mostre a lungo termine in grado di attrarre visitatori che altrimenti non avremmo richiamato».
Le candidature non mancano: Massa Carrara accarezza da una quarantina d’anni l’idea di ospitare i gioielli degli Uffizi a Palazzo Ducale, nel cuore di Massa. Per Osvaldo Angeli, per dieci anni alla guida della Provincia e oggi commissario straordinario dell’ente, la chance tanto attesa è dietro l’angolo: «La futura riorganizzazione delle competenze delle Province - dice Angeli - potrebbe rappresentare l’occasione per liberare una parte di Palazzo Ducale. Il progetto potrebbe tornare d’attualità e potrebbe essere molto interessante». Gli apuani sono pronti a servire Palazzo Ducale su un piatto d’argento, ma il nodo delle risorse e dell’economicità di certe scelte rimane da sciogliere: «Non credo che in Italia si debba pensare alla creazione di nuovi musei: ce ne sono fin troppi - dice Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi -. Chi conosce questa materia sa che un museo, se non gode di fama internazionale ed è vagheggiato dai visitatori stranieri, è una perdita secca per le tante spese che comporta. Se si ragiona in funzione dell’educazione, si progettino pure altri musei; ma se si pensa all’economia, sarà bene astenersi. Di capolavori nei depositi degli Uffizi ce ne sono ormai pochi, e quelli che ci sono andranno presto nelle sale di cui attendiamo la consegna in vista della nuova Galleria». «Nei depositi - continua Natali - ci sono quadri storicamente importanti, ma non di quelli che il feticismo odierno induce a ricercare. Oggi per lo più ci si sposta per Botticelli, per Leonardo, per gli Impressionisti e per quei pochi pittori che l’industria culturale ha insegnato a venerare. Le opere poetiche d’artisti importanti, ma ignoti non sono invece ambite; sicché pensare di trasferirle in musei nascenti vuol dire contribuire al disagio economico del nostro Paese».
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