Minacce e controlli: i locali protestano
Ennesimo scontro in città tra gestori e residenti. Il bar La Strega in Venezia: «Non ne possiamo più»
LIVORNO. «Ora basta! Vogliamo solo lavorare! Siamo stanchi di dover subire minacce, secchiate d’acqua e silicone ai lucchetti. Il lavoro è un diritto e noi lo facciamo in piena regola. Smettetela, noi non ci arrendiamo». È questo il testo del cartello di protesta che i proprietari del bar La Strega in via degli Avvalorati hanno appeso fuori dal negozio. La diatriba tra i residenti del palazzo accanto al bar e i proprietari va avanti dal giorno in cui il locale ha aperto: il 7 dicembre dello scorso anno.
Nemmeno un anno per far nascere il classico scontro che di anno in anno si allarga a macchia d’olio a Livorno, ma non solo: i proprietari dei locali che reclamano il loro diritto al lavoro e i residenti che chiedono a gran voce di poter dormire senza essere svegliati da schiamazzi o musica troppo alta. «E poi bisogna vedere se la musica è davvero troppo alta – afferma Tiziana Alderigi, 31 anni, una dei proprietari del bar La Strega – Da quando abbiamo aperto tutte le sere arrivano carabinieri o polizia, alcuni ormai sono anche diventati nostri amici. In tutti i controlli giornalieri che abbiamo avuto abbiamo preso solo una multa. Multa che contesteremo perché com’è possibile affermare in un verbale che il volume della musica era più alto del limite consentito senza avere un rilevatore del suono?».
È stanca Tiziana e arrabbiata: «Noi chiediamo semplicemente di fare il nostro lavoro. Abbiamo investito tutto in questo bar e nessuno è mai venuto a lamentarsi con noi direttamente, poi però ti fanno trovare il finestrino della macchina rotto e bigliettini minatori. Sarebbe meglio avere un confronto diretto, in fondo noi chiediamo semplicemente di fare il nostro lavoro».
Ciò che proprio non va giù a Tiziana è quello che considera anche una mancanza di chiarezza da parte dell’amministrazione. «Tutti noi che decidiamo di investire in un attività a Livorno meritiamo più chiarezza e rispetto – spiega – Finché paghiamo (e paghiamo tanto) per avere i permessi va tutto bene, poi però arrivano controlli ogni sera perché i residenti protestano. Adesso è arrivato anche l’ok per poter mettere i tavoli fuori dal bar, arriveranno altre minacce?».
Intanto il cartello non passa inosservato tra i passanti: c’è sorride, chi approva e chi scuote la testa. «Io davvero non capisco perché rendano il lavoro di noi proprietari di locali così difficile – ribatte Tiziana – In un momento di crisi diamo lavoro alle persone, decidiamo di investire nella città e rendiamo anche le strade più sicure visto che la presenza di attività aperte fino a tarda notte. Preferirebbero forse vedere la Venezia svuotata? Le saracinesche chiuse con i cartelli “affittasi” o “vendesi” di certo non fanno confusione, ma distruggono un quartiere molto più del rumore della vita».
Ludovica Monarca
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