Il Tirreno

Livorno

Resti umani sulla spiaggia È giallo su tre dispersi

di Federico Lazzotti

La procura ha chiesto di eseguire il test del dna per risalire all’identità «Per adesso escludiamo la morte violenta, servirà tempo per i risultati»

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LIVORNO. Matteo Maestri 30 anni, scomparso il 27 agosto di due anni fa lungo la scogliera del Romito mentre con gli amici stava trascorrendo una giornata di vacanza. Michel Thomas, 68, inghiottito dalle onde davanti alle secche di Vada il 19 aprile 2012: stava risalendo la costa a bordo di una barca a vela in compagnia di otto studenti. Antimo Mormile, 22, disperso dal 16 dicembre scorso quando i suoi vestisti furono ritrovati appoggiati vicino alla scogliera che si affaccia sulla cala del Leone.

Sono questi i nomi delle tre persone scomparse sui quali i carabinieri e gli esperti di medicina legale e antropologia forense stanno facendo accertamenti per risolvere il giallo dei resti umani affiorati sulla spiaggia dei Tre Ponti mercoledì pomeriggio.

Spiegano dalla Procura dove è stato aperto un fascicolo affidato al pubblico ministero Giuseppe Rizzo: «Dobbiamo eseguire ancora degli accertamenti, ma per il momento siamo più propensi a credere che si tratti del ritrovamento di una persona che si è tolta la vita oppure vittima di un incidente». In questo caso, dunque, sarebbe esclusa la pista dell’omicidio.

Intanto sia il bacino che il femore ritrovati sulla spiaggia sono stati trasferiti all’istituto di medicina legale di Pisa per l’esame autoptico.

Visto il livello di deterioramento del cadavere, il medico legale ha richiesto l’intervento di un’antropologa forense, che dovrà accertare eventuali segni distintivi che possano far risalire all’identità.

Per il momento gli indizi, in particolare l’abbigliamento: i pantaloni da barca scuri e il costume ritrovati assieme ai resti del cadavere, potrebbero far pensare che l’identità sia quello dello skipper. Ma per dirlo servirà del tempo, magri ascoltando i ragazzi che erano con lo skipper in quella traversata maledetta.

In ogni caso da 36 ore a questa parte, i carabinieri stanno raccogliendo tutti i dati sulle persone scomparse in mare nell’ultimo anno, un tempo che sarebbe compatibile con l’avanzato stato di decomposizione nel quale è stato ritrovato il cadavere.

Ma per avere l’ultima certezza sull’identità dei resti, molto probabilmente sarà necessario prelevare dai parenti delle persone scomparse un campione di Dna per poi compararlo con quello isolato dalle ossa che le onde hanno spinto fino a riva.

Un percorso, dunque, lungo e che terrà con il fiato sospeso le famiglie delle persone che da anni stanno aspettando di ritrovare il proprio caro. In particolare i genitori e gli amici di Matteo e Antimo che non hanno mai smesso di cercare e di sperare.

@fedelazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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