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QUANDO SI DICE UN CASINO DELL’OTTANTA
di DARIO SERPAN Quando si dice “un casino dell’80” la memoria corre dritta verso Bologna, ma non perché il 1980, vi pose i natali un tale Cesare Cremonini. Fu Renato Zangheri, allora sindaco del...
di DARIO SERPAN
Quando si dice “un casino dell’80” la memoria corre dritta verso Bologna, ma non perché il 1980, vi pose i natali un tale Cesare Cremonini.
Fu Renato Zangheri, allora sindaco del capoluogo emiliano, a coniare l’espressione, oggi patrimonio del vulgo, per ricordare la strage di Bologna. Il piccolo Cesare, sbocciato in primavera, era già tra noi, figlio di Carla e Giovanni Cremonini, rispettivamente professoressa di lettere e dietologo. Chissà se, il 1° giugno 1980, sempre a Bologna, i suoi lo portarono in piazza Maggiore, a vedere il mitico concerto dei Clash. Un po’ come chi, tra i suoi coetanei labronici, ebbe la fortuna di vedersi i Pink Floyd all’Armando Picchi, in tenera età.
Un avvio promettente, si direbbe, per un bambino che poi scelse di fare tutt’altro che seguire le orme dei genitori, oppure lo storico, il detective, il terrorista. Macché, i nati nell’80 sono scossi per diceria, ma trovano altri modi per fare rumore, di grazia. Lui ha scelto il pianoforte, a 6 anni e quando a 11 anni gli regalano il disco dei Queen Cesare scopre il pop rock. E inizia, poco dopo, a scrivere canzoni. La prima in assoluto? “Vorrei”. Quella che fa “lo sai che io vivo attraverso gli occhi tuoi”. Dategli il tempo di salire in sella a una Vespa Special, quella che qui si usa tanto per andare al Sonnino d’estate e “che ti toglie i problemi”. Da lassù Cesare sforna canzoni, dischi, prima coi Lunapop, poi da solo, e oggi è un 33enne affermato che ha scritto “La teoria dei colori”. È il suo ultimo disco, da “Vorrei” si passa a “I love you”, che dice “Un giorno ci rincontreremo io e te”. A Livorno accadrà il 16 luglio, ave Cesare.
Critico musicale
della rubrica Arondeband
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