Il presidio
Perdita da 680mila euro per il Goldoni
Disponibilità di cassa in esaurimento, a rischio i pagamenti ai fornitori. Alla fine potrebbe ripianare il Comune
LIVORNO. La verità sulla crisi del Goldoni esce dalla bocca dell’assessore Mario Tredici durante una commissione consiliare seguita nel silenzio assoluto da una ventina di lavoratori del teatro. Per la prima volta si parla di una perdita non coperta di 680mila euro che sta affliggendo le casse della Fondazione e minando la sua vita quotidiana.
La dichiarazione dell’assessore è clamorosa, perché racconta di un portafoglio seccato, che oggi non ha più cash, e che potrebbe portare - ma Tredici non lo dice e nessun consigliere glielo chiede - non solo a non saldare i fornitori ma presto, forse, ad aver problemi anche nel pagare gli stipendi ai venti dipendenti. Si era già parlato tempo fa in seconda commissione di una partita aperta tra Goldoni e Comune, ma mai in questi termini.
Chi sanerà quelle perdite che si sono accumulate negli ultimi cinque anni fino a diventare oggi insostenibili? E’ la grande questione aperta dalle parole dell’assessore alla cultura. Nessun consigliere però raccoglie e così dobbiamo accontentarci di sapere che tutto è rimandato a domattina, ad un incontro tra Tredici, l’assessore alle finanze Nebbiai e il dirigente alla programmazione finanziaria Falleni.
In realtà, tra le pieghe del discorso, Tredici la sua soluzione la dà sostenendo che c’è la possibilità di valutare «l’adeguamento del fondo di dotazione in rapporto alle necessità della Fondazione». Tradotto: che alla fine il buco verrà coperto in qualche modo dal Comune, «ma senza gravare sulla spesa corrente». E nella partita ci infila anche il progetto di conferire la palazzina che oggi ospita gli uffici del teatro, nel patrimonio della Fondazione, in modo «da migliorare molto l’aspetto patrimoniale e creare condizioni strutturali per un rapporto più forte con gli istituti di credito».
Ma la questione non è così semplice. Perché se da un lato la proprietà della palazzina rafforzerebbe il conto economico ma non risolverebbe il problema finanziario della Fondazione, dall’altro ieri mattina l’assessore Nebbiai aveva detto qualcosa di molto diverso alla commissione bilancio: «Qualora il problema del Goldoni fosse riconducibile a 60mila euro su un bilancio di 3 milioni e 400mila euro, la cosa sarebbe così marginale che quei soldi si potrebbero trovare». Dichiarazioni che - considerando che Nebbiai era perfettamente a conoscenza dei 680mila euro di perdita - lasciano intendere che l’assessore non abbia voluto sbilanciarsi sulla copertura di un buco dieci volte maggiore dei 60mila euro.
Domattina l’incontro in ragioneria si incentrerà proprio su quest’argomento. In realtà un’altra questione sarebbe stata interessante, vista la presenza in aula del direttore Bertini: come sono nate quelle perdite? Tredici dà la sua versione, senza che nessuno controbatta: «Sono problemi dovuti al gravame di debiti pregressi, perdite dovute a tagli effettuati sui budget di gestione in itinere - è la tesi dell’assessore -. L’esperienza insegna, ma già si doveva sapere, che ogni taglio preventivo costringe la gestione ad adeguarsi, mentre i tagli in itinere a fronte di programmi già sviluppati si trasformano automaticamente in debito. Queste situazioni critiche si sono determinate fin dal 2008 con la querelle dell’affitto che ha prodotto un primo disavanzo. A questo tipo di problematiche nel 2012 si sono aggiunti tagli in itinere di 200mila euro da Comune, Regione e Camera di Commercio. E’ così che oggi siamo in presenza di un quadro di perdite di circa 680mila euro».
Il fatto è che negli anni quei buchi non sono mai stati coperti ma si sono trascinati incrementandosi, tanto che oggi il quadro è così serio da immobilizzare completamente l’attività, mettere a rischio i pagamenti e richiedere una soluzione immediata. Le alternative non sono molte: o il Comune ripiana (ma la cifra è enorme) o la Fondazione fa altri debiti (improbabile e rischioso) o presenta un piano pluriennale per riassorbire la perdita. E in questo caso potrebbe dover tagliare ancora sui cartelloni e sulle spese.
Ma quelle perdite non coperte, non sono l’unico male che affligge il Goldoni. Il dibattito della commissione s’incentra soprattutto sull’altro problema: il bilancio 2013 (e quello previsionale 2014). «Con la previsione in bilancio di un milione e 420mila euro a fronte di un bilancio preventivo di un milione e 300mila abbiamo stabilizzato la situazione - dice Tredici -. Questa cifra ci consentirà l’apertura a ottobre e novembre per le attività già previste». Resterebbe il mese di dicembre vuoto ed è a quel proposito che sarebbero fondamentali i 60mila euro “promessi” da Nebbiai. Sarebbero il ponte - come dice Tredici - per traghettare il Goldoni nel 2014. Ma il ponte in realtà comincia già ora, perché è questo il momento in cui un teatro programma la stagione che dall’autunno arriva fino a giugno. «Dobbiamo mettere in grado la Fondazione di fare programmazione. Le previsioni sul piano tecnico prevedevano un budget di poco superiore al milione, una cifra improponibile che avrebbe decretato l’impossibilità ad agire. Questa percezione ha fatto sì che la giunta abbia modificato la previsione portandola a un milione e 300mila euro, il minimo per definire una programmazione. Ora se si individuano 60, 80mila euro per riportare a un milione e mezzo lo stanziamento di quest’anno, potremmo immaginare di fare anche dicembre e dunque avere una stagione completa».
E’ per questo che la commissione approva all’unanimità un ordine del giorno proposto da Lamberti (Confronto) che «invita la giunta a coprire quanto necessario al mantenimento delle attività previste, prevedendo le opportune correzioni al bilancio presentato». Si tratta di capire se quelle correzioni dovranno essere di 60mila euro oppure di 60mila più 680mila. In questo secondo caso potrebbero rivelarsi molto più complicate.
@giucorsi
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