Il presidio
Dama: ce l’ha fatta Il campione mondiale è Michele Borghetti
Il livornese ha battuto l’americano Moiseyev per 6 a 3 Vittoria storica, nessun europeo è mai arrivato così in alto
LIVORNO. L’orologio dell’hotel Vedetta segna le 12.24 quando, in una maschera di sudore, Michele Borghetti muove la pedina giusta e dice stop alla massacrante maratona di concentrazione e tensione durata dieci ore moltiplicate per dieci giorni. 6-3 il punteggio finale, vittoria senza storia, con due partite di anticipo.
Campione del mondo, e il quarantenne livornese può incrinare il muro di silenzio imposto dal regolamento fra grida e salti di gioia, abbracciando stretto babbo Gianfranco che gli ha insegnato l’arte del gioco, e il vicepresidente della federazione, il piombinese Claudio Ciampi, sempre al suo fianco. Il russo- americano Alex Moiseyev, re indiscusso della disciplina dal 2002, si inchina e altro non sa dire se non sussurrargli con il groppo in gola, «congratulations, we have a new world champion». Michele Borghetti si laurea campione del mondo di dama inglese, un club elitario dato che soltanto sette atleti in ottanta anni di storia si fregiano del prestigioso riconoscimento.
Titolo memorabile anche perché è il primo conquistato da un partecipante non di etnia anglosassone o russa. « È il sogno diventato realtà – confida Borghetti in piena adrenalina da match – non ho ancora realizzato. È vero, ho ottenuto tanti trofei in passato, e nel 2012 pensavo di aver toccato l’apice con le Olimpiadi della dama. Questo è il successo più bello della carriera: dopo la risicata sconfitta nella finale di due stagioni fa, sapevo che stavolta potevo battere Moiseyev». Quale strategia ha usato, Borghetti la illustra con chiarezza. «Ho studiato molto il suo modo di giocare e non solo. I movimenti anche impercettibili del corpo, le espressioni di un attimo: indicazioni minime ma fondamentali per me. Così ho capito quali miei colpi lo mettevano in difficoltà e in che direzione muovermi». E così, tutta la tensione accumulata si è sciolta in esultanza.
«Sono stato per tanto tempo paracadutista - aggiunge - ma lo stress della dama è inarrivabile. A questi livelli, ogni mossa è decisiva. E siamo chiamati a tenere alta la concentrazione per tanti giorni di fila, uno sforzo sovrumano».
Ultra-recordman nella dama standard, Borghetti soltanto quattro anni fa ha intrapreso la strada della specialità inglese. Un territorio da scoprire che lo ha visto subito protagonista. Prima al challenge di Dublino, dove nel 2010 irrise lo strafavorito Ron King, poi dodici mesi fa, sul gradino più alto del podio alle Olimpiadi della dama a Lille.
«Dedico il titolo alla mia famiglia, agli sponsor Fiori Rosa e Il Ventaglio, e poi a babbo Gianfranco che si è battuto come un leone per far disputare il campionato a Livorno. Non so se all’estero sarebbe stato uguale: qui ho potuto alimentarmi con regolarità, e contare sul sostegno dei fan».
Stamani alle dieci, sempre al Vedetta di Montenero, è in programma la premiazione (a Borghetti coppa e duemila euro), ma la telefonata più attesa è apparsa sul cellulare ieri nel primo pomeriggio: Giovanni Malagò, presidente del Coni, lo ha invitato martedì a Roma per riceverlo in maniera ufficiale. «Qual è il prossimo step? Per adesso riposarmi – e sfoggia un sorriso consolatorio – poi mi preparerò per il National, il torneo per eccellenza degli Stati Uniti. Fra due anni penserò a difendere il titolo mondiale. Moiseyev ha promesso che parteciperà alle qualificazioni per arrivare alla rivincita? Io sono già pronto».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
