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Addio Bracci, un pezzo di porto che se ne va
Quasi mezzo secolo sulle banchine, dirigente della Compagnia durante il boom Aveva 86 anni, stamani alle 11.30 i funerali al cimitero della Misericordia
LIVORNO. Con Cesare Bracci se ne va un pezzo di porto e probabilmente anche un pezzo di storia della nostra città. Era uno degli ultimi rimasti tra i fondatori della Compagnia, memoria di oltre mezzo secolo di battaglie, vittorie e dolori, vissuti sulle banchine livornesi.
E’ il 1947 quando i lavoratori portuali, guidati da Vasco Jacoponi, danno vita alla Compagnia e Cesare Bracci c’è. Era nato nel 1928 e a 19 anni, nella Livorno che cercava il modo di rialzarsi dalle macerie e dalla fame, aveva iniziato la sua storia d’amore con il porto. Un matrimonio quasi naturale per un figlio della Venezia, uomo di mare, di palio, erede tra i tanti dei gloriosi Scarronzoni.
Gli amici di sempre lo chiamavano Cesarone a causa di quella statura enorme e di quel carattere da lottatore, e i giovani portuali di oggi pur non conoscendolo direttamente ancora ne sentivano parlare.
Sulle banchine Cesarone ha passato più di metà della sua vita, dal 1968 nelle vesti di dirigente. «Uno che univa, che si sapeva far voler bene, che aveva le idee chiare sullo sviluppo dei traffici ed era rispettato dai compagni per una rettitudine e un attaccamento al lavoro unici, se è vero che durante le elezioni per il ruolo di consigliere della compagnia era stato più volte capace di prendere più voti di quanti da console ne prendeva l’indimenticato Italo Piccini», ricorda Vladimiro Mannocci.
Cesare Bracci ha attraversato gli anni d’oro del nostro porto, vivendo da lavoratore l’affermazione commerciale dello scalo livornese a livello nazionale e internazionale, la nascita delle nuove banchine, prima l’Alto Fondale poi la Darsena Toscana, la battaglia contro la privatizzazione di alcune aree strategiche, e poi partecipando in prima persona nelle vesti di dirigente allo sviluppo dei traffici e vivendo a fianco del console e dei vice consoli il boom dei contenitori che lanciarono Livorno tra i grandi porti del Mediterraneo.
Nel 1985 Cesare Bracci era andato a riposo, un’ondata di prepensionamenti che aveva coinvolto molti dirigenti di quelle generazioni, ma nonostante quasi trent’anni di assenza dalle banchine ha continuato a seguire le sorti del suo amato porto fino all’ultimo.
Ieri si è spento all'età di 86 anni e la notizia ha immediatamente fatto il giro delle calate, dei varchi, toccando quei vecchi portuali ancora in attività che trent’anni fa, ragazzini alle prime armi tra container e forestali, l’avevano conosciuto.
Stamani il funerale con una cerimonia religiosa che inizierà alle 11.30 presso la Misericordia. Poi la tumulazione nel vicino cimitero della Purificazione.
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