Il Tirreno

Livorno

I parenti di Veronica contro Imed

di Lara Loreti
I parenti di Veronica contro Imed

Tensione in tribunale alla prima udienza del processo per tentato omicidio. Concessa la perizia psichiatrica

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LIVORNO. «Assassino! Vergogna». Esplode così, all’improvviso, la rabbia dei parenti di Veronica Franceschi ieri mattina in tribunale. Nell’aula gup è in corso l’udienza preliminare del processo per tentato omicidio nei confronti di Imed Hamdi. Tunisino, 36 anni, il giovane è in carcere dall’11 marzo scorso quando ha accoltellato la sua ex fidanzata, la trentenne Veronica Franceschi. Un’aggressione avvenuta sotto casa di lei, in via Bengasi: a colpi di coltello, il giovane l’aveva ridotta in fin di vita, dopo averla molestata per mesi. La donna ora sta bene, si è ripresa, ma il dolore suo e dei familiari per quanto accaduto è ancora molto forte.

E così i genitori della donna, insieme ad altri parenti e amici, alle 12 si sono recati in tribunale per l’udienza. Quando lui è entrato in aula, il gruppo di familiari - che si trovava all’esterno - s’è scagliato verbalmente contro il tunisino, che, vista la delicatezza del caso era stato tenuto distante. Poi il giovane è stato fatto accomodare dietro le sbarre della cella presente nella stanza, nella quale era presente la stessa Veronica insieme alla sua avvocata, Barbara Luceri. E a quel punto la rabbia è stata incontrollabile. Mentre l’udienza era in corso, fuori dell’aula si sono sentite forti grida. La situazione in breve è diventata incandescente tanto che il pm Luca Masini ha invitato i familiari ad allontanarsi dall’anticamera dell’aula. Un’operazione per cui è stata necessaria la presenza della polizia penitenziaria e della guardia giurata del tribunale. E nel marasma c’è scappata anche qualche spinta.

Intanto, scattato l’allarme, sul posto sono intervenute due gazzelle dei carabinieri. I militari si sono piazzati nella parte posteriore del tribunale, sugli Scali del Vescovado, e hanno dovuto sbarrare la strada per evitare l’incontro tra i parenti della vittima e il tunisino, che stava per uscire dal palazzo di giustizia. E infatti intorno alle 13 il giovane, dopo l’udienza, è stato portato via dalla polizia penitenziaria mentre i familiari della Franceschi sono stati intrattenuti dai carabinieri che hanno cercato di tranquillizzarli per evitare incontri e scontri. Alla fine, per fortuna, tutto s’è risolto con grida di rabbia dei parenti di Veronica verso il tunisino, che è stato riportato in carcere dalla penitenziaria.

In aula la difesa del giovane, rappresentata dall’avvocata Alessandra Scotto, ha chiesto e ottenuto la perizia psichiatrica per il suo cliente. E a questo proposito il pubblico ministero Luca Masini ha nominato un suo perito. Il conferimento dell’incarico ci sarà a metà mese e poi in ottobre avverranno la perizia e poi inizierà la fase della discussione dibattimentale. La notizia della perizia psichiatrica non è stata presa bene dai familiari della Franceschi che su questo punto hanno espresso il proprio disappunto. La difesa di Hamdi ha anche chiesto al giudice che il nordafricano sia processato con rito abbreviato. Inoltre, come stabilito dal giudice, tutti i procedimenti pendenti sul 36enne, cioè il tentato omicidio, lo stalking e la violenza sessuale, sono stati riuniti in uno.

Dal canto suo, Veronica Franceschi, difesa dall’avvocata Barbara Luceri, si è costituita parte civile. La giovane è rimasta calma per tutto il tempo, ma è apparsa piuttosto provata da tutta la storia. Il giovane, dopo l’accoltellamento, aveva provato a contattate la giovane tramite delle lettere. Hamdi attualmente si trova detenuto a Prato anche se era stato in Emilia Romagna per motivi legati ad accertamenti sulla sua salute mentale.

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