Italia
Fantini e operatori in fuga: così moriamo tutti
Le categorie ippiche chiedono di spalmare subito su altri ippodromi le giornate di gara livornesi
LIVORNO. «L’ipotesi di correre tra agosto e ottobre è impercorribile: ormai, per questa stagione, il Caprilli non è in condizione di riaprire. Chiediamo quindi che il ministero sposti subito in altri ippodromi almeno una parte, il 30-40 per cento, delle 27 giornate destinate a Livorno. Altrimenti moriamo tutti...». La richiesta choc arriva dai rappresentanti degli allevatori, degli allenatori, dei fantini, insomma del mondo degli operatori ippici, che ieri si sono seduti al tavolo di Alfea.
Il quadro che tracciano del settore è drammatico: a Livorno, dove gli operatori sono circa 200, la riscossione dei premi dal ministero è ferma (così come in altri ippodromo) all’agosto dello scorso anno. E il caos del Caprilli è la mazzata che non ci voleva. «Che c’è crisi lo sappiamo – interviene Elisabetta Savelli, rappresentante dell’Unag (l’associazione degli allenatori) - ma vogliamo esserci quando passerà. La riunione livornese di corse per noi è importantissima e stiamo facendo sacrifici enormi per restare a galla. Pensate a cosa vorrebbe dire far spostare i cavalli a Merano o a Siracusa...». « Abbiamo scritto al sindaco – racconta – non ha mai risposto. Ora speriamo che le giornate di Livorno vengano spostate subito su altri ippodromi, come Grosseto e Firenze, per salvare almeno una parte della stagione». «Al Caprilli – riprende – non è garantita l’ordinaria manutenzione. Ci sono stati anche momenti di tensione con i lavoratori che occupano quando la pista di sabbia per l’allenamento dei cavalli non è stata annaffiata per giorni. Dio non voglia che nessuno cada in allenamento, perché la siepe è così alta che fantino e cavallo non si vedrebbero. La pista è pericolosa, il letame ammucchiato, i bagni ko: se continuerà così chiameremo la Asl». La rappresentante Unag annuncia che «parteciperemo ai prossimi consigli comunali per far sentire la nostra voce», mentre Maurizio Guarnieri (Assogaloppo) esprime «solidarietà per chi sta operando al Caprilli». «Purtroppo ora gli operatori – dice – non possono fare altro che fuggire, non possono sopportare all’infinito. La pista d’erba non è agibile e prima di tutto dobbiamo tutelare i cavalli. Siamo fuori tempo massimo. Colpa anche nostra che abbiamo creduto, sperato che alla fine avrebbe prevalso il buon senso». (j.g.)
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