Il Tirreno

Livorno

«Spacciando guadagnava 60mila euro ogni mese»

di Federico Lazzotti
«Spacciando guadagnava 60mila euro ogni mese»

Tariffe e prezzi nelle carte dell’indagine bis dove sono coinvolte tredici persone «In cambio di cocaina ed eroina riceveva anche armi e orologi costosi»

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LIVORNO. Non solo soldi per comprare cocaina ed eroina, ma anche orologi di un certo valore e una una pistola compresa di silenziatore. È il baratto nello spaccio di sostanze stupefacenti l’ultima frontiera scoperta dagli investigatori del nucleo mobile della Finanza impegnati nell’inchiesta bis sul presunto maxi traffico di droga che per mesi avrebbe collegato Livorno con Milano e l’Olanda e che ha portato in un anno al sequestro di due chili di stupefacenti oltre a sei auto e 30 mila euro in contanti.

Tredici le persone coinvolte, in un sodalizio criminale al vertice del quale c’erano Duma Deivi, 24 anni, suo padre Eduard 53 e Fabio Digiacomantonio, 48, tutti colpiti nei mesi scorsi da un ordinanza di custodia cautelare.

È leggendo l’atto di conclusione delle indagini firmato dal pubblico ministero Massimo Mannucci che è possibile ricostruire presunti legami, ma anche tariffe e soprattutto il giro di denaro legato alla spaccio. Questo grazie a decine di intercettazione finite ora agli atti.

Secondo gli investigatori, ad esempio, il ventiquattrenne sarebbe riuscito a guadagnare dalla vendita di cocaina ed eroina «tra i 50 e i 60 mila euro al mese». Si legge nel capo di imputazione a lui contestato: «Cedeva sette chilogrammi di eroina al mese e 3-4 chili di cocaina a tale Mauro (ancora non identificato ndr), due etti al giorno al prezzo di duemilaseicento euro, a tale Marina un chilo al mese, a tale Giulio due chili al mese, a un tale di Cecina mezzo chilo ogni dieci giorni ad Alberto Lenzi tre etti cocaina ogni dieci giorni».

Quest’ultimo è il titolare del ristorante Sorsi&Morsi che nell’intervista qua sotto spiega la sua posizione: è indagato anche per il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per aver assunto Duma Deivi nel suo locale come apprendista tra il maggio e l’ottobre 2012 quando lo ha licenziato, «per fargli ottenere il permesso di soggiorno», secondo l’accusa. Tutte le ipotesi andranno dimostrate prima nell’udienza preliminare nell’eventualità, abbastanza scontata, che il pubblico ministero chieda il rinvio a giudizio, e nel caso arrivi l’ok del giudice durante il dibattimento.

Intanto dagli atti finiti nel fascicolo è però possibile risalire al prezzo della “coca”. Questo particolare emergerebbe da un episodio ricostruito dagli investigatori: la vendita che Deivi e suo padre avrebbero effettuato il 30 ottobre 2012 in favore di Digiacomantonio ricavando un totale di 11.600 euro e fissando a 55 euro al grammo il costo della droga.

Le indagini sono iniziate nel giugno dello scorso anno. Dalle intercettazioni telefoniche i militari sono riusciti ad arrestare Marco Casoli e la compagna Cinzia Lucarelli fermati il 5 luglio sul viale Carducci con un etto di eroina. Sempre attraverso le registrazioni telefoniche le fiamme gialle sono venuti a conoscenza di un paio di appuntamenti per lo scambio di droga e soldi nella zona di Porta a Terra e in particolare nel parcheggio davanti al complesso delle Due Torri. È qui che nel pomeriggio del 19 novembre i militari arrestarono Ilir Ndina: in auto aveva un chilo di eroina che avrebbe dovuto consegnare a Deivi.

Una settimana prima di questo episodio, era il 3 novembre, sempre il ventiquattrenne - si legge negli atti - avrebbe offerto a Bruno Buglisi, un imprecisato quantitativo di droga in cambio del suo orologio valutato 4.650 euro. Il 10 novembre, invece, avrebbe offerto a due cittadini albenesi, tali Besi e Valino venti grammi di cocaina a 40 euro al grammo in cambio di una pistola marca Glock munita di silenziatore. L’arma è stata poi ritrovata nelle disponibilità dei principali indagati che l’avrebbero alterata «in modo da aumentare la possibilità di offesa e da facilitarne l’uso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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