Il Tirreno

Livorno

Flash mob per dire alt alle guerre

di Mauro Donateo
Flash mob per dire alt alle guerre

In marcia con la Comunità di Sant’Egidio in centro per non dimenticare i bombardamenti del ’43

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LIVORNO. «Mai più guerra»: con queste parole gli anziani di Livorno hanno salutato i bambini seduti accanto a loro, nel flash-mob di piazza Cavour. Sono i superstiti di quel 28 maggio 1943, giorno in cui i bombardamenti distrussero gran parte della città. Hanno vissuto il dramma dello sfollamento, della distruzione, e in virtù della loro esperienza, hanno cercato di trasmettere il valore della pace a chi conosce la parola "guerra" solo grazie ai telegiornali.

Un messaggio che si deve trasmettere di generazione in generazione, ed è con questo spirito che la Comunità di Sant'Egidio ha organizzato la decima Giornata cittadina per la pace. Presenti molti bambini e genitori, oltre che alle autorità cittadine ed ecclesiali.

La manifestazione è iniziata in piazza del Municipio: Sabatino Caso, rappresentante della Comunità di Sant'Egidio a Livorno, ha sottolineato che «oggi ricorderemo insieme non il peso della guerra, ma la gioia della pace». In campo anche il vescovo Simone Giusti: «Ci siamo abituati a vivere nella pace, la diamo per scontata, ma questo non vale per tutti, in Siria, per esempio, vivono il nostro stesso dramma del '43. Ben vengano, quindi, manifestazioni in cui si difendono dei valori così importanti. Bisogna farlo per noi e per gli altri».

Il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà, oltre a evidenziare come Livorno sia sempre stata una città di incontro tra culture, ha portato invece l'attenzione sulla forza con cui «i livornesi seppero reagire a quel terribile bombardamento, rialzandosi dalla distruzione totale con grande determinazione». A giudizio dell’assessore comunale alla cultura Mario Tredici, «questa memoria deve essere un perenne monito verso la pace, guardando soprattutto verso la Siria». Nel suo discorso ha toccato anche il tema del lavoro, concludendo, invece, citando dei versi del commediografo livornese Beppe Orlandi.

La marcia, quindi, si è spostata per le vie del centro, venendo suddivisa in alcune tappe. In queste pause sono state lette le testimonianze di Gloria, anche lei presente ai bombardamenti della città: ha spiegato che «parlando di quell'episodio ai giovani, ho capito che anche il dolore può avere senso». Ma sono intervenuti anche Ayroddin, Rokia, Majida, fuggiti dai loro paesi per immigrare in Italia, dove adesso sono inseriti benissimo e possono vivere in pace.

Meta finale del percorso, gli Scali D'Azeglio: durante la guerra furono usati come rifugio, finché una bomba l’ha centrato. Qui sono stati deposti dei fiori in nome di tutte le vittime delle guerre, con il saluto finale di Anna Aiello, presidente della comunità, che ha rivolto il suo discorso al futuro: «La crisi deve essere un momento di crescita, di cambiamento, come nel '43, quando sembrava impossibile uscire dal disastro: siamo una generazione-ponte che deve condurre a un mondo migliore».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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