Cosimi ai lavoratori: rischiate il posto
Il sindaco teme che salti la convenzione ministeriale. «Così scatterebbero i licenziamenti, non sono dipendenti comunali»
LIVORNO. Se l'ippodromo dovesse perdere la convenzione col ministero per lo stato di abbandono che se l'è divorato, i lavoratori della Labronica rischierebbero di perdere il posto. Lo ha detto il sindaco che ieri mattina ha parlato in consiglio mentre al Caprilli i lavoratori in sciopero impedivano agli operai del Comune di rimettere in sesto l'impianto al posto loro. «I dipendenti della Labronica – interviene Alessandro Cosimi – sono stati richiamati più volte al lavoro e ogni volta hanno fatto sciopero. Legittimo, rispettato e rispettoso. Ma il punto è che il ministero dà una scadenza per l'inizio delle corse ed entro quella scadenza gli impianti devono essere in regola. Se perdiamo la convenzione, il futuro di questi lavoratori non può che essere il licenziamento. Poi faranno tutte le cause che vogliono...».
È la prima volta che la parola licenziamento esce dalla bocca del sindaco, che ieri è stato fermo su tre punti. Il primo: «Bisogna consentire il mantenimento della convenzione o verranno meno le entrate e la società non esisterà più». Senza contare che «non vogliamo correre il rischio di danni erariali». Secondo: a Lamberto Giannini (Sel), che chiede conto sulla natura pubblica della società (la Labronica è del Comune) risponde che «se questi lavoratori pensano di essere dipendenti comunali sono liberi di fare vertenza. La Labronica è una srl, non abbiamo obblighi normativi», semmai «impegni morali, come quelli che ci siamo presi. Non esiste che entrino in Comune senza concorso...»
Terzo. È vero che Cosimi ha messo sul piatto un progetto a tre gambe per salvare i venti posti: dieci dipendenti sarebbero assunti dalla pisana Alfea che gestirebbe le corse, cinque da una onlus in un campo da golf in Banditella, gli altri da una società di equitazione tra il Caprilli e la Ceschina. Ma i dipendenti hanno proclamato lo sciopero chiedendo di avere più garanzie su tempi e contratti e di vedere i piani di impresa. Per rispondere Cosimi la prende larga, ma il concetto è chiaro: «Se una società guadagna 100 lire, ha lavoratori per 100 lire. A Firenze per la ex Ginori hanno proposto una ristrutturazione. Nel nostro caso la convenzione è stata dimezzata ma abbiamo preso un impegno a far tornare tutti al lavoro. Non è una ristrutturazione, ma un'operazione a saldo zero».
«Abbiamo già portato via montagne di materiale dal Caprilli per l'igiene – chiude – ora siamo costretti a intervenire di nuovo. Se pensate che non si debba fare, è un suicidio per noi, per i tecnici e per i lavoratori. Il problema non è per chi votano, ma che tornino in attività. Tuteliamo la convenzione che vale la vita dei lavoratori». In consiglio il dibattito è acceso. Riprende i panni del consigliere il presidente Enrico Bianchi (Pd), che si appella ai lavoratori perché «rientrino per garantire la stagione: questa presa di posizione è controproducente per l'amministrazione e per chi rischia il posto». E fa sapere che Firenze si è già detta interessata a prendere le giornate di corsa di Livorno. Andrea Romiti (Italia Futura) solidarizza «per chi manifesta, ma il diritto di sciopero ha un limite, occhio a non fare danni alla produttività». All'opposto Lamberto Giannini (Sel): «I lavoratori sono parte lesa per la lentezza del Comune» e «sostituirli con altri mentre sono in sciopero è grave». Marco Cannito (Città Diversa) suggerisce di rientrare al lavoro mentre «il Comune metta nero su bianco garanzie occupazionali certe». «Abbiamo proposto un protocollo di intesa – risponde Cosimi – ma al tavolo i lavoratori si sono alzati e se ne sono andati».
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