Il Tirreno

Livorno

«Effetto Venezia spalmato su 3 weekend»

di Giulio Corsi

La controproposta dei commercianti del quartiere infuriati col Comune. «Per una festa di 4 giorni si scordino i nostri soldi»

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LIVORNO. «Quando abbiamo letto la locandina del Tirreno, nessuno di noi voleva crederci: possibile che la manifestazione principale di Livorno, con una storia, un ritorno economico, una capacità di attrazione turistica indiscutibile, finisca per essere a rischio anno dopo anno?». I commercianti della Venezia ieri mattina si sentivano a cavallo tra l’incredulo e l’arrabbiato. «Ormai è una tiritera che si ripete ad ogni edizione, sta diventando una barzelletta», accusa Daniele Simoni, presidente del centro commerciale naturale della Venezia, che riunisce oltre trenta attività disseminate nell’antico quartiere. E poi aggiunge: «Sinceramente stavolta non ce l’aspettavamo, visto che un po’ di tempo fa l’assessore Bernardo ci aveva detto che finalmente partivamo con un budget che negli ultimi anni non c’era».

E invece ieri sul Tirreno l’assessore alla cultura Mario Tredici ha rilanciato l’sos: mancano 150mila euro, se non si troveranno, Effetto Venezia si farà in formato ridotto, quattro giorni anziché dieci.

Una notizia che ha colto di sorpresa molti e che ha mandato su tutte le furie i commercianti del quartiere: «Non ce l’abbiamo né con la Bernardo né con Tredici - continua Simoni -, anche perché non crediamo che vogliano passare alla storia come gli assessori che hanno tagliato per la prima e unica volta la più importante kermesse livornese e siamo sicuri che faranno di tutto perché la manifestazione si faccia nella sua interezza. Però alcuni punti devono chiarirli. Il primo è questo: se i privati e la Regione hanno fatto la loro parte, chi ha tagliato i soldi che mancano sul budget dell’anno scorso? E poi ci chiediamo un’altra cosa: perché nei momenti di crisi si evita il confronto con chi ha energia e volontà e potrebbe dare un contributo importante?». Il riferimento è chiaramente al ruolo dei commercianti nell’organizzazione dell’evento, con tanto di proposta: «Se proprio mancano soldi, si potrebbe ovviare con un Effetto Venezia spalmato su tre weekend. E se il problema è il costo dei grandi palchi, basta toglierli e tornare alle origini, alle strade e ai ponti del quartiere costellati di spettacoli e artisti, e magari evitare l’ampliamento a piazza XX Settembre portando l’opera finale in piazza del Luogo Pio».

L’allarme lanciato da Tredici e i problemi della kermesse, per i commercianti sono anche l’occasione per tirar fuori alcuni vecchi sassolini. Uno in particolare: il non coinvolgimento dei veneziani nella festa. «L’impressione che ricaviamo anno dopo anno è che la festa sia cosa loro, quasi una proprietà privata dell’amministrazione - accusa Daniele Simoni -. E invece noi chiediamo solo un coinvolgimento, un confronto per trovare insieme soluzioni migliori, perché Effetto Venezia è una festa cittadina non privata del Comune. Ancor di più se decidono con i soldi di altri». E qui si apre un’altra polemica: «Ogni attività dà un contributo di 700 euro, che diventano 800 per i circoli e 150 per chi fornisce servizi come ad esempio i parrucchieri, a cui dobbiamo aggiungere il suolo pubblico - dice Simoni -. Immaginiamo che quei soldi siano stati calcolati nei 300mila euro con cui il Comune vuole organizzare la festa in formato minore. Una cosa però dev’essere chiara: 700 euro per 4 giorni noi non li diamo. Se li hanno previsti, certamente hanno sbagliato i conti».

Oggi i commercianti della Venezia hanno in agenda un incontro con l’assessore Bernardo per la questione della sicurezza nel quartiere. Ma è chiaro che all’ordine del giorno ci finirà la kermesse di luglio: «Siamo consapevoli che il momento non è favorevole - dice Simoni - ma vogliamo sapere come dobbiamo comportarci. E vorremmo che una ricchezza per Livorno come è Effetto Venezia diventi una certezza anziché vivere ogni anno nella paura di scomparire».

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