Italia
Grandi manovre sull’interporto
«Aumento di capitale, Mps vende e enti senza soldi: chi compra?»
LIVORNO. Il Monte Paschi punta a vendere la propria partecipazione nella società dell’interporto di Guasticce della quale è il principale azionista. Proprio mentre bussa alle porte un aumento di capitale di 19 milioni di euro che «invece mette a rischio la partecipazione societaria pubblica». È questo il passaggio-chiave dell’interrogazione con cui i consiglieri regionali Marina Staccioli (Gruppo Misto), Paolo Marcheschi e Giovanni Donzelli (Fratelli d'Italia). Se dunque la banca senese vuol chiamarsi fuori, «chi sottoscriverà questo aumento di capitale? A chi finirà in mano l'Interporto?». Staccioli, Marcheschi e Donzelli insistono sull’interrogativo anche perché sì, ci sono enti locali che «hanno partecipazioni societarie, come le province di Livorno e Pisa ma anche i comuni», ma sono in difficoltà finanziarie e « difficilmente saranno in grado di sottoscrivere un aumento di capitale sociale così consistente» («anzi, alcuni hanno già preannunciato che non sottoscriveranno l'aumento»).
I tre esponenti dell’opposizione in Regione puntano i riflettori sull'interporto labronico per chieder conto alla giunta regionale cosa intende fare («doveva essere una struttura di primo livello, capace di diventare un volano per l'economia toscana, e invece stenta a superare i confini regionali, e le ultime notizie non fanno altro che aumentare i dubbi sul suo futuro»).
A ciò si aggiunge l’attacco di Emiliano Baggiani, esponente dell’opposizione a Collesalvetti: l’interporto – avverte – « sconta la cronica mancanza di infrastrutture: ci sono voluti anni per avere un efficiente collegamento col vicino, anzi limitrofo, porto di Livorno». Per Baggiani manca un collegamento adeguato con la pianura padana e il Brennero («il convitato di pietra è la Lucca-Modena, di cui si parla da decenni ma di cui nessuno ha mai fatto nulla di concreto»).
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