Il presidio
RESETTIAMO IL CUORE E IL CERVELLO
di GIORGIO BILLERI Premessa doverosa: non vincere questa partita, per come si era messa, è il primo peccato mortale della stagione del Livorno dei miracoli, un’annata costellata di gemme. Non...
di GIORGIO BILLERI
Premessa doverosa: non vincere questa partita, per come si era messa, è il primo peccato mortale della stagione del Livorno dei miracoli, un’annata costellata di gemme. Non infierire sulle carni di un Sassuolo sull’orlo di una crisi di nervi, squadra tremebonda, spogliata delle proprie certezze, capace solo di fare argine e distribuire calcioni (un calcio pane e acqua, non può essere sempre champagne), è stata la mancanza sulla quale Missiroli ha edificato quel contropiede alla Dorando Pietri, gambe pietrificate e calzettoni alla Mario Corso, che al minuto 96 di una partita infinita ha spento i nostri sogni di serie A diretta. Gli amaranto, va detto, nemmeno nella partita emotivamente più complicata della stagione sono usciti dai binari del bel calcio, e d’altronde questa è una squadra che le partite brutte, sporche e cattive non sa vincerle. Sarebbe bastata una tibia galeotta, un’autorete da Gialappa’s, un rimpallo qualsiasi per atterrare, per la terza volta in dieci anni, nel giardino fiorito della serie A. Invece, nonostante i rossi ad Antei e Berardi, nonostante le centinaia di palloni catapultati nel fortino avversario, quella palla maledetta stavolta non ne ha voluto sapere di entrare, quasi un paradosso per una squadra che l’ha sbattuta dentro con una facilità irrisoria per tutta la stagione. Ma tant’è. Un risultato ci voleva e il Livorno ci ha provato: non è colpa di nessuno se stavolta la mira del Barbarossa Belingheri non è stata da bounty killer. Giriamo pagina e ricominciAmo, non sarà facile resettare il cervello e gettarsi anima e cuore in un mini-campionato di quattro partite, dove ogni errore può essere esiziale. Ripartiamo da Brescia, dalla tana di una squadra che soltanto nove giorni fa il Livorno si è divorata come un merendino. Ma nel calcio le cose cambiano in fretta, e questa occasione sprecata rischia di pesare come un macigno. Il Livorno però ha gli attributi per superarsi: guai a girarsi indietro..
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