Il presidio
L’ex imprenditore edile si è riciclato: ora fa il ladro
Gabriele Biancani, 46 anni, è stato arrestato due volte in due settimane Era proprietario di una ditta di costruzioni. Il legale: «Serve comprensione»
LIVORNO. Questa è la storia di un ex imprenditore edile che si è trasformato in un ladro di rame, tubi e rubinetti, ma evidentemente era talmente poco avvezzo a delinquere da essere arrestato due volte in appena quindici giorni, l’ultima la notte tra mercoledì e giovedì dove aver svaligiato un magazzino nella zona di Rosignano.
Eppure Gabriele Biancani, 46 anni, fino a qualche anno fa era un uomo di successo che lavorava tra Livorno e Cecina. Con il padre Giuliano, 75, e il fratello, costruivano case attraverso la Bigi Costruzioni, poi vendevano gli appartamenti tramite l’immobiliare collegata alla srl e così incassavano. Poi è arrivata la crisi, forse qualche errore nella gestione e soprattutto un guaio giudiziario nel quale è rimasto coinvolto il capostipite, indagato nell’inchiesta sul fallimento del progetto immobiliare dei Ghiaccioni, a Collesalvetti, dove l’uomo era il direttore dei lavori.
«Da qualche anno le cose non vanno bene», ha confidato il quarantaseienne ai militari che lo hanno fermato la prima volta: una delle due società in liquidazione, i debiti e il lavoro che sparisce. Le spese restano, anzi aumentano. E per chi vorrebbe mantenere un tenore di vita uguale al passato le difficoltà, ovviamente, crescono.
Da qualche tempo sulla sua pagina Facebook Biancani si definiva «un disoccupato con dignità». Poi però, in barba al rispetto, ha scelto il giorno della festa dei lavoratori, il primo maggio, per mettere a segno il primo dei due furti.
Com’è andata due settimane fa lo hanno raccontato i carabinieri in un breve comunicato. «Tenta di rubare una matassa di rame ma viene sorpreso dai carabinieri. Finisce così in manette G.B., livornese di 46 anni, disoccupato, che ieri pomeriggio, approfittando della chiusura delle attività in zona industriale di via dell'Artigianato per la giornata festiva, si è recato al capannone della Labromare per sottrarre una matassa di rame da 500 chili che avrebbe fruttato un bottino di circa duemila euro».
Per mettere a segno il furto si era procurato un piede di porco e tutto il kit del ladro, forbici, sega e pinze. I militari erano stati avvisati da alcuni residenti che visto l’orario insolito, si erano stupiti nel vedere una persona scavalcare più volte il cancello prima di raggiungere una Fiat Panda parcheggiata poco distante e sistemare la refurtiva sui sedili posteriori.
«Quando lo abbiamo fermato - raccontano - ci siamo subito accorti che non si trattava di un delinquente abituale: ha collaborato e ha quasi chiesto scusa». È anche tenuto conto di questo comportamento e di una fedina penale illibata che il giorno successivo il giudice Tiziana Pasquali ha sì convalidato l’arresto ma ha disposto per l’indagato una misura cautelare soft come l’obbligo di firma.
Evidentemente, però, presentarsi un paio di volte al giorno in caserma non lo ha fermato dal progettare altri colpi nel tentativo di trovare soldi facili. Così l’altra sera è salito in macchina e si è diretto verso la zona industriale di Rosignano, è entrato in un capannone adibito a magazzino dove viene stoccato rame e arredamento per il bagno e ha fatto razzia. A scoprirlo poco dopo mezzanotte sono stati due carabinieri che in quel momento stavano pattugliando la zona. «Abbiamo visto un’auto allontanarsi con i fari spenti e l’abbiamo fermata», raccontano.
Dentro hanno trovato numerosi oggetti di ferramenta ed idraulica per un valore complessivo di migliaia di euro. Quando gli investigatori hanno controllato il capannone hanno scoperto che la porta di ingresso era stata scardinata. Gabriele Biancani anche in questo caso avrebbe ammesso le proprie responsabilità. Il quarantaseienne ieri è così comparso davanti al giudice per la seconda volta negli ultimi quindici giorni. Al termine dell’udienza il giudice Marco Sacquegna ha convalidato il fermo e disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari. «Poteva andare peggio - commenta dopo l’udienza l’avvocato dell’ex imprenditore, Danilo Adoncecchi - questo è il tipico esempio delle conseguenze drammatiche della crisi che stiamo vivendo. Ci sono imprenditori che si suicidano ed altri che reagiscono in modo diverso. Per queste persone che mettono in atto gesti legati alla disperazione servono comprensione e pene proporzionate al fatto». Magari dopo aver risarcito dei danni subiti le ditte che ha svaligiato nelle ultime due settimane.
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