Così gli scarti dell’arte diventano opera d’arte
Gentili inaugura la mostra “Frammenti”: fogli di carta usati per restaurare quadri nel laboratorio di Filippelli si trasformano in piccole perle di fantasia
LIVORNO. Dopo tre anni di raccolta di piccoli fogli di carta usata da Massimo Filippelli per il restauro di quadri, l'artista Dario Gentili mostra al pubblico i suoi “Frammenti”: dodici lavori su carta, ognuno dei quali nato dal paziente ritaglio e assemblaggio di questi pezzettini di carta colorata trovati in giro per il laboratorio del Centro Culturale Michon, lo spazio che ospita la mostra.
Gentili, con la stessa cura di un archeologo contemporaneo, colleziona e accumula frammenti di colori per poi riorganizzarli in composizioni astratte. «Trapianto queste forme antropomorfe sulla carta – racconta l’artista – attraverso l'utilizzo di forbici, bisturi, acqua, vinavil e una grande dose di sangue freddo. Durante queste operazioni mi sento come il Dr. Frankenstein».
Queste opere d'arte esistono grazie alla frequentazione di un luogo, il laboratorio-galleria di via Michon, e al recupero di un materiale di scarto a cui viene poi ridonato un nuovo ordine, una nuova lettura aperta a diverse interpretazioni.
«È interessante – riprende l’artista – ascoltare che cosa le persone vedono nei miei Frammenti. Sono sempre risposte differenti. È un po’ come fare l'esame delle macchie di Rorschach». Certo Rorschach propone un test psicologico sistematico, ma l'utilizzo dell'interpretazione di “disegni ambigui” per cercare di delineare la personalità di un individuo ha una discendenza nella storia dell'arte.
Si potrebbero citare, a proposito, Leonardo da Vinci e Sandro Botticelli. L'interessante, in questo caso, è che davanti alle composizioni di Gentili non esiste una interpretazione univoca, piuttosto ogni opera apre una lettura orizzontale che lascia spazio a molteplici significati, agli imprevisti e alle deviazioni.
«Il lavoro – riprende Dario Gentili – nasce e si realizza come frutto di un’avanzata riflessione inconscia. È in realtà più lavoro di scrittura che lavoro pittorico: il fatto che le opere non siano composte da parole significa soltanto che esse sono state composte utilizzando un altro linguaggio, a cui l'osservatore dovrà dare una voce, secondo il suo perché».
La mostra è frutto di un lavoro di equipe in cui l'artista Cch e la critica Valentina La Salvia si sono occupati di scrivere l'originale testo critico. Enrico Costalli ha curato il progetto grafico e Fabiano Di Cocco la fotografia.
Un processo di lavoro normale per un creativo eclettico e brillante come Dario Gentili, abituato alle collaborazioni, che siano musicali, teatrali o artistiche.
Ma da qualche anno sembra avere deciso: «La mia strada è l’arte contemporanea, mi permette di riunire in un unico sistema di lavoro tutto questo. Ho poi scelto l'astrazione, proprio perché non voglio imporre il mio punto di vista e la mia visione dell'opera. L'opera ha già una sua voce, basta ascoltarla. Quanto a ciò che vedo io nei miei lavori, è un segreto che mi porterò nella tomba».
Alla mostra personale di Dario Gentili che sarà visitabile fino al 29 maggio, il pubblico, osservando i lavori esposti, potrà quindi andare alla scoperta di un mondo artistico e originale.
Ricordiamo che “Frammenti” è stata inaugurata venerdì 10 maggio al centro Culturale Michon, gestito appunto dal restauratore Massimo Filippelli.
Dodici sono le composizioni artistiche esposte, che sono state create con attenzione e pazienza da Gentili riunendo piccoli frammenti di carta dipinta usati per il restauro e recuperati nel laboratorio di Filippelli nel corso degli ultimi anni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
