Il Tirreno

Livorno

«È andata male ma si continua a sperare»

di Ludovica Monarca
«È andata male ma si continua a sperare»

Televisioni e radio sintonizzate in città sulle partite delle avversarie nella corsa alla promozione. «Vinceremo sul campo»

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LIVORNO. Incroci di risultati, calcoli di probabilità e riti scaramantici. Ieri era la giornata della speranza per i tifosi amaranto: le possibilità che il finale delle partite delle squadre alla corsa per la serie A trasformasse il sogno promozione in realtà con una giornata di anticipo erano basse, bassissime, ma sperare non costa nulla. E a sperare, dalle tre alle cinque meno un quattro del pomeriggio sono stati in tanti. Nei circolini, nei bar e nelle case radio e televisioni erano tutte sintonizzate sulle partite di Empoli, Verona e Sassuolo, gli occhi puntati sulla classifica incrociando le dita, toccando ferro e facendo scongiuri. Oppure stando in silenzio fingendo disinteresse, «perché sia mai che porto sfortuna», borbotta qualcuno all’interno del circolo “Le colline”.

«Speriamo che almeno il Sassuolo vinca – afferma Paolo Venturi, 70 anni, presidente del club Stuart Amaranto – così sabato prossimo nello scontro diretto saranno già soddisfatti e per noi la partita sarà in discesa». Mentre Paolo parla il maxi schermo passa da una partita all’altra, i tifosi incitano, gridano quasi come se a giocare fosse il Livorno. Sono scaramantici, nessuno vuole ammetterlo, ma tutti sperano che per una volta la fortuna si volti a baciare la nostra città. «Non voglio dire niente, non voglio fare pronostici – afferma un signore che fa avanti e indietro dal bar alla sala in cui vengono trasmesse le partite – Comunque vada oggi, ciò che conta è il risultato di sabato prossimo: dobbiamo vincere e basta». Ma intanto l’Empoli segna e poco dopo anche il Verona e gli sguardi si fanno più cupi, rassegnati. Ogni calcolo è diventato inutile, perché la matemica non è un’opinione e i risultati già a fine primo tempo parlano chiaro. Non serve aspettare il fischio finale delle partite per capire che la fortuna ha deciso di schivare Livorno in toto. E neanche il finale al fulmicotone della squadra di Modena risolleva gli animi. Ci mette poco la realtà a frantumare le speranze, ma il sogno dei tifosi amaranto di certo non si è infranto sui gol dell’Empoli e del Verona né sul pareggio del Sassuolo. «Certo, peggio di così non poteva andare – afferma Gianluca, 17 anni – ma in fondo va bene che sia andata in questo modo. Il Livorno si è conquistato tutto sul campo, contro ogni pronostico e superando le aspettative di ogni ottimista, ed è giusto finire come si è cominciato». Erano in pochi all’inizio di questo campionato a crederci, vista la scorsa stagione, «ma l’allenatore è riuscito a creare un gruppo unito e forte, siamo esagerati», afferma Venturi. Il Sassuolo non ha vinto, come all’ inizio aveva sperato, «ma i sogni non muoiono mai e noi ci crediamo fino in fondo. Io sabato prossimo sarò allo stadio a sostenere i miei ragazzi come faccio da sempre», dichiara sicuro. Con lui sono in tanti i tifosi che hanno già prenotato il pullman per essere accanto al Livorno. «Per me tifare amaranto è più di una fede, è il sangue che mi lega alla sua bandiera – dichiara Luca Gambacciani, 46 anni – E nella serie A ci credo perché questa squadra è una cosa sola, siamo indivisibili e quindi invincibili. In città è pieno di tifosi improvvisati del Livorno, di juventini che fingono di tifare amaranto ora che va tutto bene, ma che scappano dallo stadio alla prima difficoltà. Io non vedo l’ora di entrare nello stadio dei bianconeri e sfidarli». Come Luca anche Nicola Molinaro, 20 anni crede nel sogno che si chiama promozione. «Tornare a San Siro, che emozione – dice sorridendo – Sono venuto a vedere giocare l’Empoli per curiosità, ma per me ciò che conta è sabato prossimo. Questo Livorno è unico e l’ha dimostrato anche dopo la morte di Morosini. Non si sono fermati, si sono uniti ancora di più, anche per lui e noi non lo dimenticheremo mai». La sorte beffarda ha deciso che delle quattro prime della classe una sola sia costretta a vincere per mettersi al sicuro: il Livorno. «Non ci resta che vincere», si dicono i tifosi salutandosi. «Potevamo andare meglio, ma ciò che conta è il gioco dei nostri ragazzi». E quel gioco continua a far sognare.

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