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Il Comune di Pisa interrompe i lavori al Calambrone
Lunedì sopralluogo dei tecnici, mentre l’Autorità Portuale ribadisce che è tutto in regola ma crea protezioni per il mare
LIVORNO. Dall’Autorità Portuale ribadiscono che a Calambrone è tutto in regola: «I lavori, autorizzati e costantemente monitorati, stanno procedendo secondo le previsioni tecniche e nel massimo rispetto dell'ambiente marino in cui confluiscono le acque dello Scolmatore». Ma la denuncia del Tirreno che ieri aveva mostrato il fiume di acqua nera e melma simile a morchia, spurgata da una pompa a poche decine di metri dal mare, qualche dubbio deve averlo creato. Non è un caso infatti che prima la stessa Port Authority abbia ammesso che «sono state adottate aggiuntive misure di prevenzione di possibili trascinamenti dei sedimenti rimossi verso il mare, a ulteriore garanzia della qualità delle acque di balneazione». E che in serata dal Comune di Pisa sia arrivata una nota telegrafica in cui si annunciava la sospensione dei lavori e un sopralluogo fissato a lunedì per decidere come procedere.
La domanda nasce spontanea: che cosa è cambiato da ieri mattina, quando il sindaco pisano Filippeschi, affidandosi alla relazione di palazzo Rosciano, diceva che non c’era da preoccuparsi, e qualche ora più tardi quando lo stesso sindaco decideva di fermare i lavori?
La questione, come spiegavamo ieri, è piuttosto complicata. Il dragaggio dei fondali nasce dall’esigenza di far passare gli yacht dal canale dei Navicelli al porto passando dallo Scolmatore e poi dalle Porte Vinciane. Servirebbero profondità di tre metri e mezzo e invece in alcuni punti sono ridotte ad un metro. Così si è deciso di scavare e spostare i sedimenti poco più in là , sotto il ponte di Calambrone.
Ma al di là dello spettacolo impressionante di quell’acqua nera mista a melma che ha fatto infuriare titolari di stabilimenti balneari e camping e spavantato i bagnanti, il grosso quesito riguarda la qualità del materiale che viene spostato.
«Sabbia», è la tesi della Port Authority, sulla base della quale sono stati autorizzati i lavori. «Semplice sabbia spostata di pochi metri verso la foce, e colorata di nero per la presenza di microorganismi e batteri». Ma la storia insegna che ogni qualvolta vengono toccati i fondali del porto, la questione ambientale diventa di attualità. Qua in realtà siamo fuori dal porto, sebbene ad appena trenta metri dalla Darsena Toscana. Per questo il confine tra materia prima e rifiuto speciale è sottile, sottolissimo. E non è solo una questione formale: soprattutto è una questione ambientale visto che il mare è a lì, a pochi metri.
«Il mare non è una discarica», dice Carlo Alberto Trespoli, esponente ecologista di Verdi Ambiente Società: «I dragaggi sono prioritari ma - avverte - nella salvaguardia dell'ambiente e dell'ecosistema marino. I fanghi vanno sversati nella Vasca di Colmata per evitare di inquinare. Gli enti e le autorità preposte devono far rispettare le normative».
E l’Arpat che ieri ha fatto un sopralluogo ma senza prelevare campioni, potrebbe tornare lunedì insieme ai tecnici del Comune di Pisa decidendo stavolta di procedere con le analisi.
@giucorsi
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