Il Tirreno

Livorno

La guerra della torta in cento passi

di Giorgio Carlini
La guerra della torta in cento passi

Il gestore del locale storico, dopo aver ceduto l’attività, ha riaperto a pochi metri. E non vuole che altri usino il suo nome

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LIVORNO. Di certo non saranno i "cento passi" che nel film di Marco Tullio Giordana separavano la casa di Peppino Impastato da quella del boss mafioso di Cinisi, ma la distanza tra le due attività è effettivamente quella della famosa pellicola. La "battaglia dei tortai" in via Provinciale Pisana si combatte negli ottanta metri scarsi che separano due pizzerie quasi omonime. La prima, al civico 78, è quella di Torquato Papucci. «Il Torquato quello vero», come si definisce lo storico commerciante. Che però si è visto negare da un giudice il diritto a usare il proprio nome sull'insegna del locale. Perché? Perché dall'altro lato, a cento passi di distanza, c'è la pizzeria "Gli amici di Torquato 2", i cui proprietari rivendicano a loro volta il diritto esclusivo a usare quella dicitura, dopo aver acquistato l'attività dai precedenti gestori, "Gli amici di Torquato", che erano subentrati al Torquato "originale". E che poi in realtà tanto amici non sono.
A fare un po' di chiarezza nel garbuglio di nomi, destini incrociati e battaglie legali, è lo stesso Papucci, uno dei "re della torta" di Livorno negli anni '90, e pure vincitore del Campionato europeo della torta di ceci del 2000. «Sono quasi trent'anni che faccio questo mestiere - racconta Torquato - Per circa venti ho portato avanti l'attività al civico 17 di via Provinciale Pisana, insieme a mia moglie, Giuliana Linardon». «Col tempo mi ero fatto un nome nel campo alimentare, soprattutto per la torta di Ceci», ricorda mostrando con orgoglio foto e trofei.
Ma come si spiegano i due "Torquato", nella stessa strada, a pochi passi l'uno dall'altro? «Tutto è cominciato nel 2005, quando ho ceduto l'attività al civico 17. Io - si affretta a precisare Papucci - non ho mai venduto il nome, ma solo l'attività di pizzeria. Tanto che il locale, da "Pizza e torta da Torquato", diventò "Gli amici di Torquato". E, giusto per essere chiari, non ho stipulato alcuna clausola che mi impedisse di aprire altre attività nella zona». Sempre nel 2005, Papucci sbriga tutte le pratiche riguardanti la vendita e la cessazione dell'esercizio, comprese quelle relative all'insegna e alla tenda da sole. «Mi sono recato in Comune - afferma a tal proposito - e ho disdetto le autorizzazioni, come da prassi».
Facciamo un salto in avanti, e arriviamo al 2008. Papucci, insieme a un socio, apre una nuova pizzeria in via Solferino: "Da Torquato e Rjkj". L'attività va avanti per quattro anni, poi Torquato e la moglie Giuliana si dividono dal precedente socio e si mettono alla ricerca di un fondo per aprire un'attività tutta loro. Scelgono i locali al civico 78 di via Provinciale Pisana, a un tiro di schioppo dal negozio venduto nel 2005. «Al numero 78 c'era già una pizzeria, ma era fallita, così con mia moglie abbiamo deciso di sfruttare quel fondo». Nel dicembre del 2012 viene così inaugurato il "Pizza e torta da Torquato".
Nel frattempo, sulla sponda opposta della strada, "Gli amici di Torquato" sono diventati "Gli amici di Torquato 2", perché nell'estate del 2012 la gestione del locale al civico 17 è passata di mano ai nuovi proprietari. Parafrasando un famoso proverbio, si potrebbe dire che Papucci avrebbe fatto meglio a "tenere lontano i nemici e a guardarsi bene dagli amici", ma soprattutto dagli "amici degli amici". A lui e alla moglie Giuliana arriva infatti una diffida, a poche settimane dall'apertura, a firma dei gestori della pizzeria al numero 17, con la richiesta di evitare la dicitura "Torquato", utilizzata dall'attività già presente in via Provinciale Pisana.
Papucci non ci sta: «Ho deciso di far valere ciò che considero un mio diritto. Da lì è iniziata una causa legale, e tramite il nostro avvocato abbiamo dimostrato un elemento fondamentale, e cioè che io non ho mai venduto il nome Torquato a nessuno. Per questo - prosegue il tortaio - il primo giudice ci ha dato ragione, e ha stabilito che, non avendo loro acquistato alcun nome, non potevano avere l'esclusiva sulla dicitura».
Tutto finito? Neanche per sogno. «La controparte ha fatto ricorso, e il loro avvocato ha impostato la causa su un altro impianto, avanzando l'idea che, essendo l'attività al civico 78 a nome di mia moglie Giuliana, lei non avrebbe alcun diritto a usare il mio nome. Come se io fossi un perfetto sconosciuto! Ma - sbotta Papucci - il giudice ha dato loro ragione, e ha deciso che non possiamo usare il nome Torquato.
Ho avuto mia moglie accanto a me - commenta amaro lo storico tortaio - nella vita e nel lavoro, per 28 anni come collaboratrice familiare e come titolare delle nostre attività. Siamo anche in comunione dei beni, eppure il giudice ci ha dato torto e ora io non sono libero di utilizzare il mio stesso nome!». Ma c'è dell'altro: «Chi ha rilevato l'attività nel 2005 - accusa - ha usato la tenda con l'insegna "Da Torquato" nonostante io avessi disdetto l'autorizzazione. La stessa autorizzazione che è stata rinnovata solo nel dicembre 2012, quando cioè i nuovi proprietari si sono accorti della mia presenza poco lontano. Per 7 anni, insomma, la tenda è stata abusiva e nessuno ha mai preso provvedimenti».
I "Torquato" in via Provinciale Pisana di fatto restano due, ma Papucci ha dovuto oscurare il nome dall'insegna, perché altrimenti sarebbe costretto a pagare 25 euro di ammenda al giorno. "Oggi - ripete - io non ho diritto a usare il mio nome. Senz'altro continuerò la battaglia legale: con il mio avvocato stiamo pensando a come impostare un'altra causa».

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